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Sabato, 18 Mag 2013 Commenta
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Lunedì, 13 Mag 2013 Commenta
Le mie perplessità sul commissario-censore

Tony Zermo ha rivolto un invito al Commissario dello Stato in Sicilia ad essere meno "censore" sui provvedimenti licenziati dalla

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  • E' quanto emerge da un primo esame della Scientifica sul video dei vigili del fuoco
Martedì, 21 Maggio 2013 18:57

Strage via D'Amelio, "non è l'agenda rossa ma un parasole l'oggetto ripreso nel video"

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Caltanissetta, 21 mag. -  Non sarebbe l'agenda rossa di Paolo Borsellino, ma parte di un parasole da auto l'oggetto di forma rettangolare di colore rosso ripreso accanto a un'auto subito dopo la strage di via D'Amelio dai Vigili del fuoco e mostrato nei giorni scorsi. E' il risultato di un primo accertamento eseguito dalla Polizia scientifica di Roma delegata dalla Procura di Caltanissetta che indaga sulla strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.
La conferma formale arrivera' solo domani ma, come si apprende, I magistrati hanno appreso oggi che l'oggetto scambiato in un primo momento per l'agenda rossa sarebbe un pezzo di parasole usato per i vetri delle auto e finito li' dopo l'esplosione di via D'Amelio.

  • E' stata presentata dal senatore Compagna a titolo personale
Martedì, 21 Maggio 2013 17:03

Senatore del Gal è per "dimezzare pena sul concorso esterno", poi frena

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  • Il leader del sindacato delle toghe sara' domani e dopodomani a Palermo per le commemorazioni della strage di Capaci

Roma, 21 mag. - E' stata ritirata la proposta di legge per dimezzare la pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, presentata dal senatore Luigi Compagna.

"Non intendo prestarmi a polemiche strumentali e quindi non ho difficolta' ad aderire all'invito di Schifani: ritiro la mia proposta di legge", ha annunciato il senatore al termine di una giornata di polemiche. "Non voglio creare problemi al rapporto tra Pd e Pdl, quindi la ragione per cui ritiro la mia proposta e' soprattutto politica", ha aggiunto Compagna. La proposta di legge sul concorso esterno in associazione mafiosa "e' stata presentata dal senatore Compagna a titolo personale, gli ho chiesto il ritiro tempestivo della proposta stessa ricevendone assicurazioni in tal senso", aveva annunciato nel pomeriggio il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani. Una proposta di legge, aveva sottolineato Schifani, "che non fa parte del programma del Popolo delle Liberta' e come ha sottolineato lo stesso Compagna, che e' del gruppo Gal e non del Pdl, e' stata presentata a titolo personale"

MAFIA: ESPOSITO (PDL), PROPOSTA COMPAGNA E' A TITOLO PERSONALE

"Il disegno di legge sul dimezzamento della pena massima prevista per il concorso esterno in associazione mafiosa e' una proposta fatta a titolo personale dal senatore Compagna. Non puo' pertanto essere attribuita al gruppo del Popolo della Liberta', con il quale non e' stata mai discussa e concordata", aveva sottolineato in una nota del senatore Giuseppe Esposito, vicepresidente del gruppo Pdl al Senato.

ANM, PROPOSTA COMPAGNA INDEBOLISCE CONTRASTO A CRIMINE

La proposta sul concorso esterno in associazione mafiosa "segna un arretramento, un indebolimento del contrasto al crimine organizzato". Questo il parere del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, secondo il quale, proposte del genere "rischiano anche di creare divisioni". Quanto allo 'stop' giunto dal presidente dei senatori Pdl, Renato Schifani, Sabelli commenta: "e' un buon segnale: anche il ministro Cancellieri ha detto di puntare su obiettivi che mirano a creare unita' e condivisione per la legalita' e l'efficienza della macchina della giustizia". Il leader del sindacato delle toghe sara' domani e dopodomani a Palermo per le commemorazioni della strage di Capaci: "ricorderemo - ha sottolineato Sabelli - la necessita' di rafforzare ancora la lotta alla criminalita' mafiosa".

  • Lo impedisce la decisione della Corte costituzionale che ne ha ordinato la distruzione.
Martedì, 21 Maggio 2013 16:37

Stato-mafia: Napolitano non deporra' sul contenuto delle intercettazioni

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Palermo, 21 mag. - Il presidente Giorgio Napolitano non potra' essere interrogato sulle telefonate con Nicola Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo, perche' lo impedisce la decisione della Corte costituzionale che ne ha ordinato la distruzione. La precisazione viene dal presidente della Corte d'Assise di Palermo Alfredo Montalto, nel corso delle operazioni preliminari all'inizio del processo sulla trattativa Stato-mafia, fissato per lunedi' prossimo. Nel caso in cui venisse citato a deporre, dunque, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non potrebbe comunque rispondere sul contenuto delle sue conversazioni telefoniche con l'ex ministro dell'Interno. In risposta ai legali di due delle parti civili, Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, il giudice ha poi precisato che non si potranno porre al capo dello Stato domande sulle telefonate intercettate dalla Procura di Palermo perche' lo impedisce la decisione della Corte costituzionale che ne ha ordinato la distruzione.

Sull'intercettazione delle telefonate con Mancino, il Quirinale aveva solleviato conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. La Corte costituzionale aveva ritenuto che i file audio andassero distrutti senza contradditorio delle parti, per tutelare la riservatezza delle comunicazioni del capo dello Stato. L'unico ad ascoltare i nastri era stato il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo, che ne aveva valutato il contenuto comunque non rilevante ai fini dell'inchiesta sulla trattativa. La Procura intercettava Mancino, che e' tra gli imputati del processo, e questi aveva chiamato il Quirinale. Napolitano e' tra i 176 testi dei quali la Procura ha chiesto la citazione in una liste ritenuta preliminarmente ammissibile dal presidente della Corte d'Assise, ma sulla quale comunque i giudici dovranno pronunciarsi in udienza, per stabilire chi e quando convococare come testimone.

Nella lista figurano, tra gli altri, l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e gli ex presidenti del Consiglio Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita e Giuliano Amato. L'audizione di Napolitano su questi temi era stata chiesta da una delle parti civili. Sugli argomenti su cui invece la Procura ha chiesto la citazione del Capo dello Stato il vaglio di ammissibilita' (che non significa comunque effettiva ammissione, su cui decidera' la Corte e non solo il presidente) e' stato superato e l'audizione puo' per questo considerarsi "legittima".

  • Preswnti il sindco di Palermo ed il Questore
Martedì, 21 Maggio 2013 15:08

L'ultimo saluto al piccolo Gianluca e al padre

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Palermo – Una folla commossa ha partecipato stamattina nella Chiesa del Cuore eucaristico di Gesu’, in corso Calatafimi, ai funerali di Gianluca Irrera, il bambino di 9 anni ucciso il 17 maggio scorso dal padre Ivan, il poliziotto che si e’ poi tolto la vita nella villetta di famiglia, a Misilmeri. Sulla bara bianca del piccolo una maglia del Palermo con le firme dei calciatori rosanero; su quella del padre il cappello della polizia. Alla cerimonia hanno partecipato tra gli altri anche il sindaco Leoluca Orlando e il questore Nicola Zito, e numerosi compagni di scuola del bambino.

  • Parla il fratello del giudice ucciso nella strage di via d'Amelio
Martedì, 21 Maggio 2013 14:31

S.Borsellino, filmato dell'agenda rossa?
"Depistaggio per confondere le idee"

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Caltanissetta, 21 mag. - Il filmato appena ritrovato in cui compare quella che sembra un'agenda rossa in via D'Amelio subito dopo la strage e' poco credibile secondo Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso. "Credo si tratti dell'ennesima polpetta avvelenata", ha detto ai giornalisti oggi a margine dell'udienza del processo "Borsellino quater" a Caltanissetta. "Agli agenti sono esplose in mano le pistole. Le mani erano ridotte a brandelli e le braccia sono state strappate. I loro corpi erano carbonizzati. Come si puo' pensare che l'agenda sia rimasta integra?

Se volete fare un depistaggio fatelo secondo logica, in maniera che sia credibile e verosimile. Cosi' c'e' da vomitare", ha aggiunto. ( Secondo Salvatore Borsellino, "e' assurdo che vengano utilizzati dei metodi cosi' baggiani per cercare di sviare il corso della giustizia. Tutto questo avviene nel momento in cui dopo vent'anni si sta cercando di arrivare alla verita'. Un fotogramma che viene pubblicato quando finalmente siamo nella fase dibattimentale di un processo, quando finalmente si discute dell'agenda rossa e questo non era mai avvenuto, alla presenza delle parti civili e del pubblico che deve essere informato su una cosa che ha segnato la vita del nostro Paese".

Salvatore Borsellino ha sostenuto che "via d'Amelio non e' una delle tante stragi che sia avvenuta in Italia ma e' una strage che ha determinato i successivi vent'anni della vita del nostro Paese. Paolo era un ostacolo alla trattativa. Visto che la trattativa e il pagamento delle cambiali della trattativa e visto che i ricatti incrociati legati alla trattativa continuano oggi a determinare anche la vita politica del nostro Paese, quella strage ha delle fondamenta intrise di sangue".

Dunque, "e' importante che questo processo si svolga senza tentativi di depistaggi, senza questo preteso scoop. E' importante che la gente possa conoscere la verita'". E invece, ha accusato Salvatore Borsellino, "nel momento in cui si cerca di arrivare alla verita' si solleva l'ennesimo fumo per cercare di confondere le idee. Sono qui per conoscere gli autori del depistaggio. Da li' si risale ai mandanti. Mi interessa la sparizione dell'agenda rossa perche' e' lo snodo di quella strage e su quell'agenda si basano i ricatti incrociati che reggono gli equilibri di questa Repubblica. Se viene fatto un depistaggio -ha concluso- ci deve essere un motivo. Mi interessa anche perche' i sospetti siano stati indirizzati nei confronti di una famiglia mafiosa piuttosto che un'altra. Se e' la famiglia di Brancaccio ci sono allora altri collegamenti".

  • Teste al Borsellino quater
Martedì, 21 Maggio 2013 14:27

Agenda Rossa, il giudice Ayala: diedi cartella Borsellino a CC in borghese

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Caltanissetta, 21 mag. - Sentito come teste nel processo "Borsellino quater" in Corte d'Assise a Caltanissetta, Giuseppe Ayala ha ribadito che subito dopo la strage di via D'Amelio la borsa del collega appena ucciso transito' nelle sue mani e che la passo' subito ad un ufficiale dei carabinieri in borghese, del quale non ha fatto il nome. La borsa non venne aperta, secondo Ayala. Il magistrato ha riferito poi che dopo gli attentati di Capaci e via D'Amelio, venne convocato a Palazzo Chigi, dal sottosegretario Fernanda Contri, per discutere del rafforzamento delle sue misure di sicurezza. Si discusse della possibilita' di impiegare un'auto blindata dotata di un dispositivo capace di individuare bombe anche a distanza, ma si comprese che l'apprareccgio avrebbe rilevato anche oggetti innocui come i pacemaker e percio' l'ipotesi venne scartata. Secondo Ayala, inoltre, non risulta un incontro al Viminale il primo luglio del 1992 tra Nicola Manino, appena insediatosi come ministro dell'Interno, e il giudice Paolo Borsellino.
"Mancino -ha affermato- prendendo una delle sue agende, mi ha fatto vedere che alla data del primo luglio non aveva fissato alcun appuntamento con Borsellino. Non era un incontro programmato".

  • La prossima udienza sara' il 28 maggio
Martedì, 21 Maggio 2013 13:29

Denise: Tribunale nomina perito per nuovo esame intercettazioni

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Trapani, 21 mag. - Udienza tecnica, oggi, del processo per il sequestro di Denise Pipitone, la bambina scomparsa da Mazara del Vallo (Trapani) il primo settembre 2004 all'eta' di 4 anni. Il presidente del Tribunale di Marsala Riccardo Alcamo ha conferito l'incarico al perito trascrittore Carla Ciriaco per un nuovo esame sull'intercettazione ambientale dell'11 settembre 2004 dentro il commissariato di polizia di Mazara. Si tratta della conversazione in cui si sente l'imputata Jessica Pulizzi, sorella per parte di padre di Denise, dire alla madre Anna Corona: "A casa c'ha purtai" (gliela ho portata a casa, ndr) e ancora: "ma comunque a picciridda asciddico'" (ma comunque la bambina e' scivolata, ndr).

La perizia e' stata disposta per far chiarezza su alcune discresie emerse dalle trascrizioni dei consulenti delle parti.

La consulente, che iniziera' le operazioni peritali sabato, riferira' della sua attivita' in aula il 4 giugno prossimo. Le parti civili hanno nominato come proprio consulente Pietro Indorato. La prossima udienza sara' il 28 maggio con l'audizione del consulente tecnico della parte civile, Roberto Cusani che riferira' sugli spostamenti di Anna Corona, indagata in un filone d'indagine parallelo, sulla cui richiesta di archiviazione si attende la decisione del gip. I pm dovrebbero anche sciogliere la riserva sulle richieste di acquisizione di nuovi atti avanzata dalle parti civili al termine di un'attivita' di indagine che ha condotta a un nuovo presunto testimone. Si tratta del sordomuto Battista Della Chiave che riferisce di aver visto Denise subito dopo il rapimento in braccio a un uomo nel magazzino di via Rieti, a Mazara.  .

Catania - Non ce l'ha fatta Giovanni Guarascio. Il muratore 64enne che la scorsa settimana si era dato fuoco a Vittoria e' morto la notte scorsa alle 3.20, per insufficienza cardiocircolatoria e respiratoria, nel reparto di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Cannizzaro di Catania.

L'uomo era stato ricoverato in gravi condizioni a cause delle ustioni di terzo grado sul 50% del corpo, che avevano investito in particolare viso, torace e arti superiori e avevano causato seri danni alle vie respiratorie. Da allora Guarascio era in prognosi riservata, sottoposto a terapia intensiva. In condizioni stazionarie, nel Centro Ustioni dello stesso ospedale, gli altri due pazienti coinvolti nel tragico episodio: la signora Giorgia Fama', moglie del muratore, con ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo (in particolare a viso, collo e torace e lesioni meno gravi a mani e avambraccia), e il poliziotto Antonio Terranova, che ha ustioni di terzo grado sul 30% della superficie corporea (soprattutto a viso, braccia e ad un
orecchio).

Ricoverati nel reparto Grandi Ustionati, entrambi hanno ricevuto medicazioni avanzate per la copertura delle ustioni e a partire dalla prossima settimana saranno sottoposti a interventi ricostruttivi tramite autoinnesti di cute. I sanitari scioglieranno la prognosi dei due pazienti solo dopo il completamento degli interventi.
 

  • secondo quanto emerge da uno studio del Servizio statistico regionale,
Martedì, 21 Maggio 2013 04:04

La Sicilia è la Regione più povera d'Italia, crolla la capacità di spesa

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Palermo -  Le famiglie in poverta' relativa sono in Sicilia oltre 547.000, il 27,3%. Il dato peggiore tra tutte le regioni italiane. Rispetto al 2010 le famiglie relativamente povere crescono in Sicilia del 2,3%, una dinamica superiore rispetto a quella media nazionale (1,8%). I nuclei in poverta' assoluta, invece, sono stimati in 180.000. La quota di persone al di sotto della soglia di poverta' relativa e' in Sicilia il 32,2% dei residenti, anche in questo caso la peggiore performance a livello regionale, quasi due volte e mezzo la quota media nazionale (13,6%).

La Sicilia, secondo quanto emerge da uno studio del Servizio statistico regionale, presenta, accanto alla maggior incidenza della poverta', livelli di spesa mediamente piuttosto piu' bassi di quelli delle famiglie povere delle altre regioni. Preso in esame anche l'indicatore sintetico di deprivazione che rappresenta la quota di famiglie che dichiarano almeno tre delle nove deprivazioni prese a riferimento: non riuscire a sostenere spese impreviste, avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti di-versi dal mutuo), non potersi permettere una settimana di ferie in un anno lontano da casa, un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, il riscaldamento adeguato della abitazione, l'acquisto di una lavatrice, o di un televisore a colori, o di un telefono, o di una automobile. Questo indicatore cattura le difficolta' nell'acquisire beni e servizi considerati 'normali', ed esprime il livello di svantaggio sociale relativo. Il dato siciliano, anche in questo caso risulta il peggiore in assoluto sfiorando addirittura quasi il 50% delle famiglie residenti (47,6%), ben oltre il doppio del dato medio nazionale (22,3%).

Diventano cosi' decisivi gli strumenti di sostegno, come le misure di reddito minimo. Stimando per la Sicilia una platea di 180.000 nuclei familiari in poverta' assoluta, ottenuta applicando all'Isola l'incidenza di tale fenomeno sulle famiglie del Mezzogiorno (8%), si puo' prevedere un fabbisogno di 756 milioni di euro all'anno, nella ipotesi di applicazione del reddito minimo adottato dalla Campania (350 euro mensili). "Si tratta di risorse reperibili - si legge nello studio della Regione - solo a condizione di una revisione generale delle attuali forme di assistenza".

"Il governatore dovrebbe smetterla di continuare questo pervicace percorso di enfasi da campagna elettorale e intraprenderne uno virtuoso di concretezza e sviluppo. Sul terreno di una vera politica di fatti, di riforme vere e di sviluppo socio-economico troverebbe in noi dell'opposizione il massimo sostegno e dai siciliani un degno riconoscimento". Lo afferma il vicecapogruppo del Pdl Ars Marco Falcone
 

  • Al Papa "abbiamo raccontato anzitutto delle difficolta' economiche, che sono un po' generalizzate dalle nostre parti
Lunedì, 20 Maggio 2013 20:27

Papa Francesco ai Vescovi della Sicilia:
"Contro la mafia testimonianza più chiara"

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Città del Vaticano - In Sicilia "ovviamente c'e' la mentalita' malavitosa: c'e' ed e' diffusa. Questo glielo abbiamo detto al Papa". E Francesco ha esortato la Chiesa locale "a dare una testimonianza piu' chiara e piu' evangelica". Lo rivela l'arcivescovo di Siracusa, monsignor Salvatore Pappalardo, intervistato dalla Radio Vaticana a margine della visita "ad limina" compiuta oggi dalla Conferenza Episcopale Regionale.

In Sicilia, sottolinea pero' il presule, "c'e' un'attenzione per la Chiesa che non possiamo nascondere". E infatti insieme al tema della mafia i presuli hanno "anche raccontano le cose belle che ci sono". E da parte sua Francesco ha unito i due aspetti nel suo invito alla chiesa locale a "dare una testimonianza piu' chiara e piu' evangelica". "Siamo noi che dobbiamo farlo", spiega monsignor Pappalardo che aggiunge: "questo il Papa lo ha sottolineato, ce lo ha detto anche".

"Questo incontro comunitario - racconta Pappalardo - ci ha aiutato proprio a costruire un discorso d'insieme, a mostrare un'immagine della nostra Sicilia piu' reale, piu' obiettiva". Al Papa, continua l'arcivescovo di Siracusa, "abbiamo raccontato anzitutto delle difficolta' economiche, che sono un po' generalizzate dalle nostre parti e per cui molte famiglie trovano difficolta' serie e obiettive, che ritardano anche, per molti, la formazione della famiglia". "Non abbiamo nascosto - assicura il presule - che ci sono queste difficolta'. Abbiamo detto che alcuni di noi stanno compiendo la visita pastorale e lui ci ha raccomandato proprio questa vicinanza. Ci ha posto anche delle domande sulla famiglia: come vive, quali problematiche ci sono e quali difficolta' sta affrontando. Ovviamente noi abbiamo riferito quella che e' la situazione della famiglia nella nostra Sicilia: ancora resiste, ma ovviamente le nuove difficolta' si vanno evidenziando". "E il Papa - conclude Pappalardo - ci ha ascoltato con tanta attenzione. E ci ha raccomandato di stare molto vicini alla nostra gente. Ha anche ripetuto quella frase: 'Abbiate l'odore delle vostre pecore'".

  • Bisogna portare avanti temi che facciano ripartire la Nazione"
Lunedì, 20 Maggio 2013 17:57

Venturino, vice presidente Ars:" il M5S perde tempo dietro agli scontrini"

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Palermo - "E' un continuo perder tempo dietro agli scontrini piuttosto che portare avanti certi discorsi che in campagna elettorale avevamo detto in maniera molto chiara che sono più importanti di rendicontare 100 euro o 200 euro ma che riguardano problemi seri dell'intera nazione".

A parlare è il deputato regionale siciliano Antonio Venturino, di recente espulso dal Movimento 5 Stelle per non avere rinunciato, come prevede il regolamento, a parte dell'indennità trattenendo per intero emolumenti, diaria e i benefit. La sua presa di posizione sembra avere un retrogusto di vendetta ma lui ribadisce: abbiamo perso un'occasione."Il movimento 5 stelle - dice - aveva l'obbligo morale di dare risposte serie a quella parte di elettori che non sono del Movimento, ma che per noi avevano votato".

Per Venturino, infine, perde tempo anche il governo Letta con provvedimenti non risolutivi invece di lavorare su temi concreti per far ripartire la Nazione."Il discorso fatto su 'Imu sì o Imu no' - conclude Venturino - è una grandissima perdita di tempo. Non è l'Imu che risolve i problemi della nazione.

Avevamo bisogno di un governo più concreto, che fin da subito mettesse mano alle coseimportanti. A parte la riforma sulla legge elettorale, cose che riguardano l'economia vera del Paese, come aiutare i piccoli imprenditori e far ripartire l'economia".Il risultato di tutto questo, secondo il deputato siciliano sarà un sicuro ritorno alle urne dopo l'estate.

  • Il dissalotare non funziona
Lunedì, 20 Maggio 2013 17:45

Acqua 'chimica' dai rubinetti nel trapanese, scatta class action

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Trapani, 20 mag. - I sindaci di Erice, Buseto Palizzolo, Custonaci e Paceco hanno avviato una class action istituzionale contro la Regione siciliana per richiedere un risarcimento danni causati dalla cattiva gestione e dal malfunzionamento del dissalatore di contrada Nubia (Trapani).

Le fasce tricolore si sono date appuntamento questa mattina davanti al Palazzo di giustizia di Trapani esibendo le bottiglie contenenti l'acqua di colore giallognolo che dall'impianto giunge nelle case dei loro cittadini. "Il dissalatore - ha detto il primo cittadino di Erice Giacomo Tranchida - non solo funziona male, ma produce anche acqua che non si puo' considerare potabile e che ha questo colore perche' mantiene inalterata una capacita' di aggressione chimica, la quale a sua volta ha rovinato le nostre condutture e quelle dei cittadini". I sindaci hanno poi incontrato il presidente del Tribunale Roberto De Simone. "E' stato l'unico - prosegue Tranchida - a prendere in seria considerazione una rivendicazione che portiamo avanti da anni nominando un tecnico che assumera' l'incarico il prossimo 7 giugno. Anche i cittadini, condannati dal governo regionale a essere cittadini di serie B e dissalatore-dipendenti, potranno inserirsi in questa class action e chiedere risarcimento danni".

L'accertamento che eseguira' il tecnico costituira' "una prova giudiziale che - spiega l'avvocato Vincenzo Maltese che rappresenta gli amministratori comunali -assunta nel contraddittorio tra le parti, rappresenta un'anticipazione di un'eventuale causa civile contro la Regione"

  • I due sono indagati per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere
Lunedì, 20 Maggio 2013 17:13

Imprenditore scomparso a Licata, ucciso dal debitore, arrestati presunti autori

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Licata - Sarebbe stato ucciso dalla persona dalla quale vantava un credito, una somma oscillante tra 40 e 100mila euro accumulata negli anni per un fantomatica eredità che l'omicida avrebbe dovuto incassare. E' la tesi della Procura di Agrigento sulla scomparsa di un piccolo imprenditore agricolo di Licata, Giovanni Brunetto, 60 anni, del quale non si hanno notizie dallo scorso 7 maggio.

A ucciderlo, secondo l'accusa, sarebbero stati il debitore, Angelo Carità, di 58 anni, e un suo fiancheggiatore, Angelo Bianchi, di 37. Nei loro confronti il Gip di Agrigento, accogliendo la richiesta della Procura, firmata dall'aggiunto Ignazio Fonzo, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Carità, e ai 'domiciliari' nell'ospedale di Gela per Bianchi.

I due sono indagati per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Il corpo di Brunetto non é stato trovato, ma gli investigatori escludono l'ipotesi del suicidio o dell'allontanamento volontario. Secondo le indagini della polizia, la vittima vantava un credito di oltre 40mila euro nei confronti di Carità, e aveva litigato con lui per la restituzione della somma.

Per questo, sostiene l'accusa, l'agricoltore, con la scusa di un appuntamento chiarificatore, sarebbe stato sequestrato e ucciso dal debitore e dal suo amico. I due sono stati fermati dalla polizia, ma il Gip non ha convalidato il fermo, per un vizio tecnico, ma emesso l'ordinanza cautelare. (ANSA).

Giovanni Brunetto, quattro ore prima di scomparire, aveva avuto un'accesa discussione con Carità. Le dichiarazioni acquisite dalla polizia e dalla Procura di Agrigento hanno permesso di ricostruire il fatto che Brunetto, da tempo, con forti insistenze, chiedesse la restituzione delle somme che aveva prestato a Carità.

Entrambi gli indagati, ascoltati poche ore dopo la scomparsa del piccolo imprenditore  hanno negato non soltanto i "rapporti conflittuali" ma anche "l'esistenza del debito". Particolari che sono stati, invece, smentiti da tutti i testi, fra congiunti, parenti ed amici di Brunetto, che la polizia ha sentito. Carità e Bianchi avrebbero inoltre fornito un "falso alibi" perché hanno reso dichiarazioni discordanti in merito ai tempi degli spostamenti eseguiti. I due - per la Procura - avevano concordato le dichiarazioni da rendere agli investigatori, ma non i particolari .

L'analisi delle celle telefoniche dei cellulari in possesso di Carità e Bianchi ha inoltre permesso d'accertare che, contrariamente a quanto i due avevano dichiarato, non si trovassero a Licata il giorno della scomparsa, ma nei pressi di Naro, laddove è stata, qualche giorno dopo, ritrovata l'autovettura di Brunetto. 

Caltanissetta, 20 mag. - Vertice della Dda di Caltanissetta per fare il punto sulle indagini legate alle stragi. Presenti anche i funzionari della Direzione investigativa antimafia che seguono le inchieste sugli eccidi di Capaci e via D'Amelio, quest'ultimo oggi al centro del nuovo processo, il 'Borsellino quater'. L'esito della riunione e' anche la trasmissione della delega alla polizia scientifica di Roma per l'esame del video che ritrae un oggetto rosso che per la procura diretta da Sergio Lari, pero', non sarebbe l'agenda di Paolo Borsellino, sparita subito dopo la strage. La perizia vuole comunque fugare ogni possibile dubbio su un aspetto che e' parte di una una vicenda che resta cruciale e irrisolta.

Nella sua agenda, secondo i magistrati, Borsellino aveva registrato anche gli incontri tra Cosa nostra, il cui 'ambasciatore' era Vito Ciancimino, ed esponenti delle istituzioni. Incontri inconfessabili che avrebbero sostanziato, dunque, quella 'trattativa' Stato-mafia al centro di un processo a Palermo che si apre il 27

  • Bloccato mentre era impegnato a curare un paziente.
Lunedì, 20 Maggio 2013 16:59

Palermo: scoperto falso dentista, operava senza laurea

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Palermo, 20 mag. - La Guardia di finanza ha sequestrato laboratorio dentistico abusivo in pieno centro, a Palermo.

Attrezzato, moderno e provvisto di strumentazione medica all'avanguardia, lo studio contava anche su un assistente di poltrona e su una lunga lista di clienti. Il falso dentista, privo di laurea e specializzazioni, e' stato bloccato mentre era impegnato a curare un paziente. Ingente il volume d'affari al momento stimato in oltre 600mila euro, ovviamente nascosto al fisco. La scoperta dei militari del Nucleo di polizia tributaria e' stata fatta dopo appostamenti e pedinamenti avviati a seguito di segnalazioni al 117. Nell'attigua sala d'aspetto, al momento del blitz, altri pazienti aspettavano il proprio turno.

I finanzieri hanno rinvenuto una agenda con annotati vari appuntamenti (dai 5 ai 7 al giorno) e documentazione di natura medica (oltre 200 cartelle sanitarie) ed extra contabile, in cui il dentista annotava i corrispettivi incassati, il tutto, ovviamente, senza rilasciare alcuna documentazione fiscale. Il falso odontoiatra e' stato cosi' denunciato alla procura della Repubblica per esercizio abusivo della professione mentre il laboratorio, le attrezzature (del valore di oltre 70mila euro), le agende con gli appuntamenti e le cartelle sanitarie, sono stati sottoposti a sequestro preventivo d'urgenza.

Ragusa - Importante operazione denominata “Fil ruoge 2”, dei Carabinieri del Comando Provinciale di Ragusa, con l’ausilio di due unità cinofile per contrastare il traffico di armi e sostanze stupefacenti nel territorio. Sono state notificate otto ordinanze di custodia cautelare, di cui sei in carcere e due agli arresti domiciliari.

A carico degli indagati sono state portate a termine perquisizioni domiciliari e personali Per i militari dell’arma è stata una notte di lavoro per eseguire tutti i provvedimenti emessi su richiesta della DDA di Catania, dal G.I.P. del Tribunale etneo. Una importanza assoluta nell’attività di indagine hanno avuto le dichiarazioni di tre recenti collaboratori di giustizia, due della “stidda” ed uno di “cosa nostra”. I particolari dell’operazione, che segue quella del 19 novembre 2012 con 35 indagati, sono stati resi noti stamattina nel corso di una conferenza stampa.

Sono stati arrestati Giuseppe Antonio Spampinato, 41 anni, incensurato, nato a Catania e domiciliato a Vittoria, inteso l´avvocato in quanto praticante presso uno studio di Catania. Secondo l´accusa è il promotore dell´organizzazione malavitosa dedita al traffico di armi e droga.

Gli altri sono Younes Mnasser, 31 anni, pregiudicato di Vittoria; Gley Bani, 34 ani, incensurato, di Ragusa; Alfredo Sortino, 26 anni, pregiudicato, di Vittoria, per droga, ai domiciliari; Fethi Jelassi, 45 anni, Comiso, pregiudicato; Luca Gravina, 36 anni, di Vittoria, già in carcere per armi; Ranzi Loussaief, 29 anni, di Castelvetrano, pregiudicato; Giovanni Vespertino, 41 anni, pregiudicato, di Scoglitti, ai domiciliari.

I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti con l’aggravante di essere l’associazione armata; associazione per delinquere finalizzata al traffico di armi comuni da sparo e clandestine ed infine traffico e spaccio di stupefacenti in concorso.
 

  • a mamma di Gianluca, Antonella Cocuzza, ha detto: "Il mio angioletto salvera' tante vite".
Domenica, 19 Maggio 2013 17:01

Trapiantati gli organi del piccolo Gianluca, cinque bambini vivranno grazie a lui

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Roma, 19 mag. - Sono stati trapiantati gli organi del piccolo Gianluca, il bambino di sette anni ucciso dal padre poliziotto che poi si e' suicidato a Palermo. Il cuore - comunica il Centro Regionale Trapianti della Sicilia - e' stato trapiantato all'ospedale Sant'Orsola Malpighi di Bologna su un bambino di 8 anni in urgenza affetto da cardiomiopatia dilatativa. Il fegato e' stato impiantato agli ospedali Riuniti di Bergamo su un bambino di 4 anni colpito da epatoblastoma.

Riallocati i polmoni e i reni, ieri destinati agli ospedali di Milano e Padova. Per problemi legati alla compatibilita' tra il donatore e i riceventi, gli organi sono stati riassegnati ad altri pazienti urgenti in lista d'attesa: i polmoni sono stati trapiantati a Padova su un ragazzo di 15 anni con fibrosi cistica, un rene e' stato trasferito al Bambin Gesu' di Roma per un dodicenne con uropatia malformativa, l'altro rene e' stato destinato all'ospedale infantile di Torino per un ragazzo di 13 anni con displasia renale.

Alle 22.30 le operazioni di prelievo, effettuate dalle equipe giunte da Bologna, Bergamo e Torino; contestualmente  è stata effettuata l'autopsia. L'intervento è durata  da cinque a sei ore. Tutte le fasi di assegnazione e prelievo degli organi sono coordinate dal Centro regionale trapiantI. Ieri sera, all'ingresso delle equipe chirurgiche in sala operatoria per il prelievo degli organi, la mamma di Gianluca, Antonella Cocuzza, ha detto: "Il mio angioletto salvera' tante vite".

  • Hanno 41, 36, 35 e 31 anni e un destino comune: lottare con la stessa malattia che ha ucciso il padre e uno zio.
Sabato, 18 Maggio 2013 20:03

Appello di 4 fratelli di Lipari con distrofia: cura con staminali di Stamina o eutanasia

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  • "Abbiamo una speranza - dice uno di loro in un video - chiediamo che ci venga data la possibilità di curarci''

Milano, 18 mag - "Fateci curare con le staminali" di Stamina "o ci recheremo all'estero per sottoporci all'eutanasia". E' il disperato appello di 4 fratelli di Lipari: Palmina, Elena, Sandro e Marco Biviano, tutti e 4 affetti da distrofia facio-scapolo-omerale. Hanno 41, 36, 35 e 31 anni. E un destino comune: lottare con la stessa malattia che ha ucciso il padre e anche uno zio. A raccogliere il loro Sos e' Blog Sicilia, che ha pubblicato sul web anche un video di Sandro (che dei 4 fratelli e' quello nelle condizioni di salute migliori, al momento).

"Abbiamo una speranza: Stamina - dice Sandro nel video - Chiediamo che ci venga data la possibilita' di curarci. Questo e' un appello allo Stato per un aiuto che ci e' stato negato dall'Aifa". Il metodo Stamina, continua Sandro Biviano, "puo' funzionare o no, ma e' un'alternativa. Non vogliamo morire come mio papa' e mio zio. Questa per noi e' un'ingiustizia. Visto che lo Stato non ci sta dando una mano, allora scegliamo l'eutanasia". I 4 fratelli di Lipari sono sostenuti dalla onlus Sicilia Risvegli e il video integrale del loro appello, scrive Blog Sicilia, verra' trasmesso oggi a Grottammare (Ascoli Piceno), in occasione della conferenza stampa di presentazione del Movimento Vite Sospese che raccoglie pazienti e associazioni accomunati dalla richiesta che le cure con staminali mesenchimali vengano concesse a chiunque ne faccia richiesta.

I fratelli Biviano vivono su una sedia a rotelle, Elena e' anche attaccata a un respiratore. Era il 1980 quando, prima a Genova e poi a Milano, viene loro diagnosticata la malattia. Poco dopo nasce Marco, il piu' piccolo dei fratelli, e anche lui ha il destino segnato. Navigando su Internet Sandro viene a conoscenza del metodo Stamina. Palmina, Elena, Sandro e Marco, si legge sul sito, non sanno ancora se potranno sottoporsi alla cura. Ad occuparsi di loro e' la madre, Provvidenza, che ha assistito per anni anche il marito. "Vogliamo essere curati da Davide Vannoni e Marino Andolina - chiede ora Sandro - Non ce la facciamo piu' ad andare avanti cosi', siamo stanchi e non e' possibile che debba essere un giudice o lo Stato a decidere per la vita di altri. Vogliamo solo che ci venga data una possibilita'. E' un diritto che non puo' essere negato a nessuno".

  • Nel video dei vigili del fuoco girato subito dopo la deflagrazione dell'autobomba in via D'Amelio, viene immortalata, a terra accanto al corpo del magistrato
Sabato, 18 Maggio 2013 16:06

Borsellino, in un filmato l'agenda rossa scomparsa. Grasso: "Positivo passo avanti"

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  • Il filmato era stato acquisito dalla procura di Caltanissettta già 20 anni fa. Ingroia: "Non sarebbe il primo grave depistaggio di quest'indagine"

Roma, 18 mag. - L'agenda rossa di Paolo Borsellino in un video girato dai vigili del fuoco nell'immediatezza della strage di via D'Amelio, nella quale il magistrato morì con i cinque uomini della sua scorta. E' la Repubblica a pubblicare il fotogramma nel quale si vede un'agenda del tutto simile a quella nella quale il giudice Borsellino annotava i suoi appunti più riservati dopo la morte di Giovanni Falcone, a terra accanto al suo corpo carbonizzato dall'esplosione dell'autobomba.

A quanto ricostruisce il quotidiano sulla base delle due ore di filmato, acquisito dalla procura di Caltanissettta già 20 anni fa, l'agenda scomparsa era ben visibile ancora pochi minuti dopo l'esplosione, ''almeno fino a quando un uomo, non in divisa, si avvicina al corpo di Paolo Borsellino e, con il piede sinistro alza un pezzo di cartone che la copre''.

Una notizia che lascia molti interrogativi ma che apre anche nuovi scenari.

"Come sapete sono uno che tende sempre ad accertare la verità e a cercare verità e giustizia. Quindi qualsiasi passo avanti si può fare per me è un passo positivo", commenta da Palermo il presidente del Senato ed ex procuratore antimafia, Pietro Grasso. Quanto alla richiesta dei pm palermitani di ascoltarlo nell'ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia si dice "disponibile ad essere ascoltato. Naturalmente valuterò le prerogative che il mio ruolo mi dà di farmi ascoltare nei palazzi del Senato".

Sul fotogramma che immortala l'agenda rossa torna interviene Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo e tra i titolari dell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. ''Se quella foto fosse vera, ci troveremmo di fronte a un fatto incredibile e davvero inquietante. E' inaudito che una prova del genere venga fuori dopo 21 anni, senza che nessuno l'abbia mai segnalata ai magistrati: sarebbe pazzesco. Il tema del'agenda rossa è da anni, per tutti, la chiave di volta della strage di Via d'Amelio''. ''Aspettiamo le verifiche - dice Ingroia all'Adnkronos - che faranno i colleghi di Caltanissetta ma se quel filmato racchiudesse la verità sull'agenda rossa, vorrebbe dire che qualcuno ha intenzionalmente occultato questo elemento perché non voleva che saltasse fuori. E non sarebbe il primo, grave depistaggio di quest'indagine''. ''In quei fogli - rimarca Ingroia - ci sono le ultime verità di Borsellino: i familiari in primo luogo e tutti noi cittadini, orfani di quella verità, abbiamo diritto di sapere''.

Chiede ''bisogna fare tutte le verifiche", Luciano Violante: "Può darsi che una ricerca più accurata sul filmato e sull'archivio faccia venire fuori altri elementi'', dice all'Adnkronos l'ex presidente della commissione Antimafia. Per Violante ''avevano ragione quelli che lamentavano la scomparsa dell'agenda. Ora bisogna rivedere tutto il materiale che fu allora acquisito, per risalire possibilmente a chi l'ha fatta sparire o a chi ce l'ha in questo momento...''.

Anche per l'ex ministro dell'Interno Vincenzo Scotti ora "occorre capire: forse in quei fogli potrebbero esserci alcuni dei passaggi più importanti della storia della lotta alla mafia. Se il dato fosse confermato, permetterebbe di fare un passo importante per capire quanto è davvero accaduto. Abbiamo tutti interesse a che si faccia chiarezza e si arrivi al contenuto dell'agenda''. L'agenda con il logo dell'Arma dei Carabinieri, da cui il giudice antimafia non si separava mai, è scomparsa dal giorno dell'eccidio. ''Il dato è che l'agenda c'era e sembra sia stata presa'', fa notare Scotti. ''Ma non si può più procedere per supposizioni: serve la chiarezza di accertamenti che vanno fatti sul serio, senza più scontri frontali e pregiudizi'', taglia corto.

Mentre da Firenze il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone assicura che per tutte le "stragi del biennio terribile '92-'93 continua l'impegno da parte di tutto lo Stato in tutte le sue articolazioni".

 

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