Amatrice, 24 agosto 2016
(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Terremoto nel centro Italia, la Sicilia pronta a collaborare

La “totale vicinanza” alle vittime del terremoto che stanotte ha devastato un’ampia zona del centro Italia viene espressa dal presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop, che ha trasmesso la piena solidarietà ai colleghi presidenti delle regioni colpite dal sisma, anche in veste di coordinatore nazionale della Conferenza dei Consigli regionali. “Purtroppo conosciamo le conseguenze di disastri come questo – ha affermato Iacop – perché proprio quarant’anni fa il nostro Friuli fu messo in ginocchio da un terribile terremoto, con la sua scia di lutti e devastazione. Sono costantemente in contatto con la presidenza della Giunta, che sta già predisponendo i primi interventi per le zone colpite. Anche come Consiglio regionale e come Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali faremo la nostra parte – conclude – per contribuire concretamente in questa fase dell’emergenza”.

“La Sicilia mette a disposizione mezzi e uomini della Protezione civile”: lo scrive su twitter il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta.

L’Upi (Unione delle province d’Italia) mette a disposizione uomini e mezzi per i soccorsi nelle zone colpite dal terremoto di stamani in centro Italia. “Dalle prime ore del mattino – dice Achille Variati, presidente dell’Upi -&lrmsiamo in costante contatto con i presidenti delle Province di Rieti, Giuseppe Rinaldi, Ascoli Piceno, Paolo D’Erasmo, e Perugia, Nando Mismetti, che sono nei luoghi del disastro con gli uomini e i mezzi delle amministrazioni per portare aiuto nei soccorsi e provare a salvare il maggior numero di persone possibili. Ci stringiamo attorno alle comunità colpite, alle famiglie delle vittime, agli sfollati, agli amministratori che dovranno gestire l’emergenza. Il sostegno e la solidarietà di tutte le Province è pronto a tradursi in mezzi e uomini, non appena ci sarà richiesto dalla protezione civile”. “Le Provincie dal Sud al Nord del Paese si sono sempre distinte per una solidarietà concreta ogni volta che una comunità provinciale è stata colpita da gravi eventi” conclude Variati.

 

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Naufragio

Sbarco 18 agosto, morto lo scafista della barca naufragata

Lo scafista egiziano del natante naufragato il 18 agosto scorso a largo della Libia – provocando la morte di 5 persone – è morto nel naufragio. Lo hanno accertato la squadra mobile trapanese e la guardia di finanza che hanno indagato dopo lo sbarco, il 20 agosto, dalla motonave “Topaz Responder” di Ong “Moas”, di 304 migranti. Alcuni testimoni hanno riconosciuto tra le salme quella di un uomo di nazionalità egiziana che aveva condotto l’imbarcazione in legno dalla Libia fino al momento del naufragio, allorquando il natante si è ribaltato. Le indagini hanno confermato che i migranti, partiti dalla città di Sabratah la notte del 18 agosto, erano stati soccorsi solo la mattina successiva, dopo essere rimasti in acqua per circa 4 ore. Nel naufragio hanno perso la vita anche una donna di nazionalità siriana, due bimbe, di circa 1 e 2 anni, e la loro madre di origini libiche. Sono ancora in corso accertamenti finalizzati a risalire all’esatta identità del presunto scafista. Le salme saranno presto seppellite in alcuni cimiteri della Provincia di Trapani.

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Ram lubhaya cl. 73

L’indiano si trova nel Cie di Caltanissetta

Il cittadino indiano Ram Lubhay, accusato di tentativo di rapimento di una bimba di 5 anni nel lungomare di Scoglitti si trova nel Centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta dove è stato portato ieri sera da agenti della Polizia di Ragusa dopo aver trascorso l’intera giornata negli uffici della Questura. Dopo il nulla osta dell’autorità giudiziaria l’indiano dovrebbe essere rimpatriato in India. Una soluzione che in un primo momento l’uomo non gradiva, ma dopo le minacce denunciate alla Polizia, Ram Lubhay, ha espresso ai poliziotti di Ragusa la volontà di voler far rientro nel suo Paese d’origine perchè preoccupato per la sua incolumità.

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Hoefer racconta Camilleri, un viaggio fra malinconia e tenerezza

(di Elisa Montagno)  Con il libro “Hoefer racconta Camilleri – Gli anni a Porto Empedocle” di Andrea Cassisi e Lorena Scimè, edito da Dario Flaccovio Editore, si chiude la mini rassegna “Porto un libro – letture d’estate sotto l’ombrellone” al Porto Turistico di Marina di Ragusa. Giovedì 25 agosto alle 19.00 terzo e ultimo appuntamento alla Piazzetta Mare del porto ibleo. Protagonista di questo terzo incontro sarà il libro scritto a 4 mani da Andrea Cassisi, giornalista e presidente del Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salvatore Zuppardo” di Gela e Lorena Scimè, giornalista, appassionata di teatro e organizzatrice di eventi culturali. Un libro interessante in cui Federico Hoefer, autore di numerosi libri di poesia, presente in diverse antologie italiane e straniere, raccoglie i racconti di infanzia a Porto Empedocle del grande scrittore Andrea Camilleri. I due, amici da una vita, sono legati da ricordi indelebili, quelli della giovinezza trascorsa insieme. Un viaggio nel passato, che sa di malinconia e tenerezza e che regala un ritratto inedito del famoso scrittore siciliano, noto al grande pubblico per le vicende del Commissario Montalbano.

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Si è conclusa l’ottava edizione del DonnaFugata Film Fest

Un festival che cresce di anno in anno. La conferma arriva dal numeroso pubblico che ha frequentato le varie proiezioni, tutte ad ingresso gratuito per diffondere il più possibile la settima arte, di quella che è sicuramente un’edizione di svolta. L’ottava edizione del DonnaFugata Film Fest è stata infatti caratterizzata da un rinnovato interesse per il mondo del cinema anche grazie alle scelte compiute dalla direzione del festival stesso, curata dal direttore artistico Salvatore Schembari, dal guest director Simone Emiliani, direttore della rivista Sentieri Selvaggi, con la collaborazione del critico e regista Francesco Calogero. Tutto dedicato al segno della Vergine l’ottava edizione del “DonnaFugata Film Fest” che si interseca così con lo “Zodiac Film Fest” tra cinema, letteratura, arte e poesia.

L’ultimo film in programmazione è stato quello di Carmelo Bene, dal titolo “Nostra Signora dei Turchi” al centro, il giorno prima, della performance d’arte “Al macero – immagini in esaurimento”. Su una tela bianca il regista ha proiettato alcuni spezzoni del film di Bene, su cui ha interagito, ispirato proprio da quei fotogrammi, la sensibilità artistica di Robustelli, tra l’altro nei giorni scorsi protagonista di alcune performance live proprio durante il festival che ha guardato all’arte anche con la mostra “Remake #2” di Giuseppe Bombaci, autore, come nel caso di Robustelli e di un altro grande artista come Velasco Vitali, delle opere che sono state utilizzate per creare le locandine del festival. A curare gli aspetti organizzativi del festival anche Franco Pace e Filippo Dicara, con il coordinamento logistico di Carmelo Ricca. La manifestazione, ad ingresso libero, è stata organizzata dal Cinestudio Groucho Marx e dalla Fondazione degli Archi, in collaborazione con la Fondazione Gesualdo Bufalino e Archinet Srl, e patrocinato dal Comune di Ragusa e con il supporto di sponsor privati.

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Ram lubhaya cl. 73

Espulsione per l’indiano, il caso si complica

In teoria, dovrebbe lasciare l’Italia allo scadere della mezzanotte. Una situazione paradossale visto che la magistratura lo indaga per sottrazione di minore e tentato sequestro di persona e un suo allontanamento renderebbe impossibile agli inquirenti procedere nei suoi confronti. E’ l’ennesimo complicato capitolo della vicenda di Ram Lubhaya, il cittadino indiano accusato di aver cercato di rapire, il 16 agosto scorso, una bimba di 5 anni, a Scoglitti, nel ragusano. La questura di Ragusa, nei giorni scorsi, gli aveva notificato un decreto di espulsione dall’Italia che scade oggi. Il secondo, dal momento che un primo provvedimento, motivato con i precedenti penali dell’extracomunitario, indagato per furto di rame e traffico di droga, non è mai stato eseguito. Il vicequestore vicario Nicola Spampinato ha firmato oggi la richiesta di trasferimento in un Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE), dopo aver avuto il nullaosta dell’autorità giudiziaria. “Abbiamo formalizzato la richiesta di immissione in un centro – spiega il questore – ed ora aspettiamo di conoscere qual è la struttura che ci indicherà il ministero. Sarà comunque un giudice a valutare se disporre il trasferimento”. L’extracomunitario, intanto, oggi ha denunciato di aver subito minacce. Un uomo a bordo di una moto gli avrebbe urlato per strada “ti ammazzo”, mimando il gesto di tagliargli la gola. Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha deciso di affidare agli ispettori di via Arenula un’inchiesta sulla gestione della vicenda da parte della procura di Ragusa. Il pm titolare dell’inchiesta non ha chiesto la convalida del fermo dell’indiano eseguita dai carabinieri dopo il tentativo di sequestro, ritenendo che non ce ne fossero i presupposti legali. Scelta criticata sui social dal popolo della Rete e da diversi politici. Tanto che il magistrato, a distanza di qualche giorno, ha voluto risentire l’indiano che ha negato qualunque intenzione di rapire la bambina. Dopo l’interrogatorio Lubhaya è stato lasciato andare. Con la pm si è schierato il procuratore di Ragusa Carmelo Petralia, già da oggi al lavoro sulla relazione da consegnare agli ispettori, che ha difeso le scelte dell’ufficio e ha polemizzato col ministro. “Mi aspettavo solidarietà viste le offese che la collega ha subito sui social per avere solo applicato la legge”, ha detto il magistrato. Ma il Guardasigilli oggi ha confermato l’intenzione di andare a fondo alla vicenda. “Io credo che sia interesse di tutti che la ricostruzione dei fatti avvenga tramite le forme previste dalla legge, cioè tramite accertamento che il Ministero dispone e questo per due finalità: da un lato per valutare se c’è stata una correttezza da parte della magistratura e dall’altro per evitare che si celebrino processi paralleli o processi al processo che non sono previsti nel nostro ordinamento”, ha spiegato Orlando. Critico il padre della bambina. “Al di là delle polemiche politiche sull’opportunità o meno di lasciare in carcere il presunto rapitore di mia figlia – ha detto – credo che il legislatore debba porsi il problema di rivedere il codice penale dopo quello è successo alla mia famiglia che ora vive ore di ansia sapendolo a piede libero”. Ad accorgersi che l’indiano aveva preso in braccio la piccola è stato un amico dei genitori. L’extracomunitario l’avrebbe tenuta per pochi secondi allontanandosi di qualche metro prima di essere fermato dalla coppia.

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