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Vittoria, uomo violento nel mirino della polizia

VITTORIA ( Di Giulia Di Martino) -“Una significativa collana di violenze fisiche”. Così si è espresso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo nel valutare gli indizi di colpevolezza su di un uomo di 39 anni, vittoriese. Le vittime, sono la sua convivente e il figlio minorenne della donna, avuto con un altro uomo. L’indagine, è iniziata ad agosto, quando la donna andò in commissariato, terrorizzata e chiedendo di essere aiutata. Soccorsa e rassicurata, la donna raccontò di essere riuscita a scappare dal compagno che voleva ucciderla, dopo aver passato un’intera notte ad essere picchiata. In pronto soccorso, le diagnosticarono traumi e fratture, con una prognosi di 25 giorni. La donna, quel giorno, raccontò agli agenti di una decennale relazione sentimentale che, sino a qualche mese prima, era stata normale. Poi però, nell’ultimo anno, l’uomo aveva cambiato atteggiamento, ubriacandosi e divenendo violento. Fondamentale per la polizia, l’aiuto di un paio di associazioni vittoriesi che operano nei casi di violenza di genere. Solo grazie a loro, la vittima fece un racconto genuino e completo su quell’anno infernale. Un figlio piccolo in comune non era servito a rasserenare l’uomo. La vittima, raccontò quel giorno, di almeno sette episodi di aggressioni, tra schiaffi, calci e pugni, col tempo aumentati di intensità, fino a lasciarle segni indelebili. Una violenza che si era abbattuta anche sul figlio che la donna aveva avuto con un altro uomo, con il ragazzo costretto ad andare via da casa per sfuggire alle ire del patrigno. Ieri, il giudice Giampiccolo, su richiesta del sostituto, Francesco Riccio, ha ritenuto gravi gli indizi di colpevolezza a carico del 39enne vittoriese ed ha deciso per lui l’obbligo di dimora nel comune di residenza ed il divieto di avvicinamento alla vittima, per maltrattamenti in famiglia aggravati

 

VITTORIA: Uomo violento nel mirino della polizia

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Un’altra casa a luci rosse scoperta in pieno centro storico

RAGUSA – Chiusa a Ragusa, un’altra casa a luci rosse. Ed anche questa volta, gli agenti sono intervenuti su segnalazione degli abitanti della zona. Dentro, c’hanno trovato una ragazza rumena con un ‘cliente’ italiano che ha precedenti penali e che aveva appena ‘consumato’. E’ la quarta ‘casa a luci rosse’ che la Mobile scopre e chiude in questo 2017 a Ragusa, in pieno centro storico. Questa, era in via Fratello Belleo. A mettere in allarme i residenti, il solito ‘via vai’ di gente. I residenti, hanno subito informato la Squadra Mobile i cui agenti, dopo qualche giorno di osservazione, hanno trovato i riscontri alla notizia. Giovani e meno giovani, andavano in quell’abitazione per soddisfarsi sessualmente, dopo aver preso contatti con l’interessata, attraverso siti internet specializzati. Chi si prostituisce, non inserisce la via in questi annunci, proprio per eludere i controlli della polizia. Il cliente la contatta, si fa dire la strada ma sbaglia spesso portone, bussando a chi in questi posti ci vive da sempre e vorrebbe essere lasciato in pace. Anche in questo caso, gli agenti hanno trovato conferme su di un giro d’affari rilevante. A seconda delle richieste dei clienti, i prezzi oscillano da 50 a 200 euro; dipende dai ‘gusti’ e dalle richieste. Al momento del controllo, i poliziotti hanno trovato in casa un ragazzo italiano che, peraltro, ha anche vari precedenti anche per sfruttamento della prostituzione. La proprietaria dell’immobile, una signora ragusana, aveva stipulato un contratto regolare con la ragazza rumena e sono in corso accertamenti fiscali per appurare la regolarità dei documenti esibiti ed il pagamento delle imposte di registro

 

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Evade dai domiciliari per andare a pranzo dalla suocera

MODICA – (Di Giulia Di Martino) La buona cucina della suocera, è costata la libertà ad un uomo di 36 anni di Vittoria, che vive a Modica, che era agli arresti domiciliare, e che, per andare a mangiare a casa dei genitori della moglie, è stato arrestato per evasione. E’ successo domenica. La polizia, lo ha colto in flagranza. Da maggio, era agli arresti domiciliari su esecuzione dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Siracusa, per scontare un anno di reclusione, oltre ad una multa di mille euro, per fatti commessi nel 2007. Domenica scorsa, nonostante questi obblighi, l’uomo non ha resistito al succulento richiamo dei piatti della suocera ed ha risposto sì all’invito a pranzo andando in casa dei genitori della moglie, assieme alla donna e ai figli, incurante dei controlli della polizia, in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora. Ed infatti, proprio in occasione di un controllo eseguito dagli agenti del commissariato di Modica, è risultato fuori casa. I poliziotti, hanno deciso di appostarsi vicino casa sua, lo hanno aspettato e, dopo circa un’oretta, l’uomo ha fatto rientro a casa a bordo della sua macchina insieme a moglie e figli, rendendosi subito conto di essere stato scoperto. Senza problemi, ha ammesso le sue responsabilità, giustificandosi con il piacere di avere regalato a moglie e figli di trascorrere una domenica a pranzo dai parenti.

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Carabinieri Licata

Traffico di cocaina tra Argentina e Italia, arresti

Un vasto traffico internazionale di cocaina tra l’Italia e l&rsquoArgentina con il quale veniva rifornita la movida siciliana è stato scoperto dai carabinieri che stanno eseguendo numerosi arresti tra Palermo, Roma e Udine. L’operazione, condotta dai militari del Comando Provinciale di Palermo, riguarda capi e gregari di un mandamento mafioso accusati di traffico internazionale di sostanza stupefacente. La cocaina proveniente dal Sud America serviva principalmente a rifornire i locali notturni delle province di Palermo e Trapani. L’operazione, denominata in codice Presidium, ha portato all’arresto di 12 trafficanti, alcuni dei quali appartenenti al mandamento mafioso di Bagheria, e al sequestro di cinque chilogrammi di cocaina. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal Gip di Termini Imerese, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri Nicolò Testa, al vertice della famiglia mafiosa di Bagheria, e il suo stretto collaboratore Carmelo D’Amico, avrebbero stretto un accordo con Salvatore Drago Ferrante, procacciatore all’ingrosso di cocaina, per importare grossi quantitativa di stupefacenti dall’Argentina. La droga, trasportata da Buenos Aires in Italia nelle valigie di insospettabili corrieri, veniva poi venduta sul mercato di Palermo e Trapani attraverso una rete di spacciatori. L’operazione antidroga condotta dai carabinieri tra Palermo, Bagheria, Roma e Tolmezzo ha consentito il sequestro di cinque chili di cocaina. Grazie alle intercettazioni è stato poi individuato un gruppo di giovani palermitani, con a capo Pasquale Testa (figlio di Nicola), e Salvatore Rotolo, che avevano il compito di trovare cocaina da piazzare sul mercato attraverso una serie di pusher che agivano in locali notturni. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’acquisto di droga in Argentina: 4,6 chili di cocaina sono stati sequestrati all’aeroporto di Buenos Aires. L’operazione ha consentito di smantellare un gruppo che spacciava cocaina, ma anche mdma o md, ecstasy, marijuana e hashish in provincia di Palermo.

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