Vigili del fuoco

Appiccato il fuoco al bar della palestra Vitality a Gela

GELA – Un incendio doloso ha danneggiato nella notte, a Gela, il bar annesso a una palestra privata, la “Vitality”, in via Cicerone, nel quartiere Caposoprano. La struttura ha aperto da pochi mesi. Poco prima dell’una i malviventi hanno versato benzina sotto la saracinesca dell’esercizio e appiccato le fiamme che hanno raggiunto il bancone della reception, da cui l’incendio si sarebbe propagato al bar attiguo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti del commissariato di polizia che indagano sull’episodio. Gli occupanti degli appartamenti dei due piani sovrastanti il bar per precauzione sono scesi in strada ma sono rientrati negli alloggi quando il rogo è stato domato. Nessun danno alla palestra. Le due proprietarie saranno sentite stamani per accertare se l’attentato incendiario è stato preceduto da minacce o da richieste di denaro.

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Al via risanamento ambientale a Gela per area ex Isaf

GELA – C’era una volta a Gela l’Isaf, ovvero l’industria siciliana acido fosforico di proprietà (con quote paritarie) di Eni, Montedison e Regione Sicilia. Serviva a produrre, dalle fosforiti del Marocco, la materia prima per i fertilizzanti complessi NPK, contenenti cioè azoto, fosforo, e potassio, fondamentali per un’agricoltura avanzata. Ma negli anni ’80, con la crisi della chimica di base, cominciò il lento declino anche di questo piccolo settore produttivo, che a metà del ’90 fu chiuso definitivamente. Venerdì prossimo, cioè 20 anni dopo, Eni e Syndial, rimasti gli unici proprietari del “relitto”, avvieranno nell’isola 9 del petrolchimico gelese il programma di risanamento ambientale nel corso di una manifestazione di presentazione dell’apposito progetto. “L’evento – scrive in una sua nota l’ufficio stampa dell’Eni – sarà occasione per inaugurare le attività di cantiere e con il taglio del nastro Eni e Syndial daranno simbolicamente avvio a una attività che rappresenta un passo importante nell’ambito del programma contenuto nel Protocollo di Intesa per l’Area di Gela”.

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Gdf scopre scocietà che ha evaso per oltre 5 mln

I militari del nucleo di polizia tributaria della Gdf di Caltanissetta, a conclusione di autonoma attività di polizia tributaria, hanno scoperto un giro d’affari milionario, attraverso il quale – dice la Gdf – sono stati occultati oltre 5 milioni di euro tra ricavi ed iva non versata da parte di una società siciliana che opera nel commercio di tessuti ed articoli tessili. I finanzieri – dice una nota – avviata la verifica fiscale, hanno analizzato l’esigua documentazione contabile rinvenuta, operato il riesame dei conti della società e delineato tutti i rapporti commerciali tenuti dalla stessa, approfondendo ogni singola operazione di compravendita ed incrociando i dati delle fatture con i documenti di trasporto, riuscendo a ricostruire l’intero ciclo aziendale. Inoltre, grazie agli accertamenti bancari operati sui conti correnti della società e del rappresentante legale, si è accertato come tutte le operazioni commerciali effettuate dal 2010 ad oggi, erano avvenute “in nero”, ovvero nascondendo al fisco i redditi conseguiti. Le fiamme gialle, oltre a proporre il recupero delle imposte evase, hanno denunciato il rappresentante legale della società accusato di omessa dichiarazione.

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Danno all’erario 3 mln euro, Gdf segnala a Corte Conti

Un danno erariale di oltre 3 milioni di euro è stato scoperto dai militari della Guardia di Finanza di Caltanissetta, che hanno segnalato alla Corte dei Conti 13 persone – tra cui funzionari del Dipartimento Industria della Regione Siciliana e sindaco in carica e pro tempore del Comune di Butera – nell’ambito delle indagini su una gara d’appalto, indetta nel 2016 dal Comune di Butera, per la realizzazione, finanziata con fondi erogati dalla Regione, di un parco eolico. Tra le persone segnalate alla Corte dei Conti anche il responsabile urbanistica del Comune di Butera, il responsabile unico del procedimento (Rup), i progettisti, il direttore dei lavori ed i rappresentanti legali delle ditte appaltatrici. Secondo quanto accertato, dopo oltre 12 anni dall’inizio dei lavori, a seguito di diverse varianti e suppletive, la ditta appaltatrice non avrebbe portato a termine i lavori e il Comune di Butera, in qualità di ‘stazione appaltante’, non avrebbe vigilato al fine di evitare lo sperpero di denaro pubblico. Secondo le indagini, inoltre, la Regione Siciliana – dipartimento Industria, non risulta aver svolto i propri compiti di vigilanza e controllo né, tantomeno, aver avviato una procedura di recupero delle somme finanziate.

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