La vicina: “Quella casa era un inferno”

Stravolto il quadro che definiva ‘normale’ la famiglia del piccolo Loris. La dichiarazione a VR News di un’inquilina del palazzo dove abitava il piccolo, dice che in quell’appartamento, le urla della madre erano all’ordine del giorno

SANTA CROCE CAMERINA (di Caterina Gurrieri) – E’ tutto scritto nelle 109 pagine dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catania. E rileggere oggi le testimonianze raccolte dagli investigatori, fa pensare che in casa Stival  si vivesse un inferno quotidiano, fatto di liti, urla e tensioni. Al centro c’è Veronica Panarello, la presunta assassina di suo figlio; una personalità fragile, sofferente per la sua vita di ‘piatta’ quotidianità, fatta di doveri coniugali e doveri di madre. Urla quotidiane di Veronica con parole pesanti e rumori di oggetti in frantumi contro i figli, confermate da alcuni vicini di casa. La signora De Nardo, vicina di casa e madre di un amichetto di Loris, nella testimonianza racconta che suo figlio andò a giocare un pomeriggio d’estate a casa Stival, e tornò dopo cinque minuti perché spaventato. Era scappato per le continue urla di Veronica contro il figlio Loris che l’aveva anche definita “pazza“. Dichiarazione che conferma per filo e per segno, in un’intervista rilasciata a VR News, in cui racconta singoli episodi e la generalità di una casa dove l’armonia non regnava di certo.  “Veronica Panarello uccise il figlio Loris perché in preda a uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile per il fallimento del piano mattutino…” Secondo le ricostruzioni del Tribunale del Riesame, dunque, quella mattina passò molto tempo a truccarsi facendo perdere la pazienza al piccolo Loris. “Loris non voleva andare a scuola ma voleva andare con la madre al corso di cucina e Veronica – si legge nell’ordinanza – non poteva tollerare l’ingombrante presenza del suo primogenito”. “Ucciso Loris, Veronica Panarello – si legge ancora nell’ordinanza – continua a muoversi con agghiacciante indifferenza, da lucidissima assassina… uscendo e rientrando in casa e ostentando una tranquillità compatibile con la piena volontà di organizzare l’apparenza del rapimento di Loris, mostrando una pronta strategia manipolatoria”. Intanto a Santa Croce Camerina la gente è stanca di questa storia. Nessuno vuole più commentare l’accaduto. Quasi come se la fine di Veronica non importasse più a nessuno e le telecamere e i giornalisti in paese dessero solo fastidio. In attesa della contromossa dell’avvocato Francesco Villardita, legale di Veronica Panarello, dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame, l’attenzione è puntata sui tempi del processo. Due sono gli elementi che caratterizzano questa vicenda: l’aspetto cautelare e le indagini, anche in termini di legge. Ci vogliono sei mesi per avviare il processo ma  potrebbe essere richiesta una proroga per acquisire altri elementi di indagine e allungare così i tempi di apertura del dibattimento in aula. Intanto Veronica Panarello resta in carcere, e per lei le accuse sono pesanti. Le indagini della Procura di Ragusa continuano anche se, in linea di massima, il quadro dovrebbe essere chiaro.

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