Non era Loris il bimbo vicino alla fontana. Una testimone lo aveva visto alle 8.40 nel giorno della sua morte

E’ un passaggio in meno, a supporto alle tesi difensive per Veronica Panarello.  La donna, intanto, resta in carcere e le sue condizioni di salute non sono buone

SANTA CROCE CAMERINA – Non era Loris il bambino che una testimone aveva creduto di avere visto il giorno della scomparsa del bambino, il 29 novembre, in una piazza di Santa Croce Camerina, intorno alle 8:40. la donna comunque, aveva sempre sostenuto di non essere in grado di riconoscerlo. La polizia di Stato infatti, ha trovato il ragazzino visto dalla donna che ha confermato la ricostruzione della testimone. Si tratta di un ragazzo di 10 anni che aspettava sua madre in attesa di andare alla stessa scuola -ma in un altra classe- frequentata da Loris Stival, che peraltro il piccolo non conosceva. Quella della testimonianza della donna era stata citata dalla difesa o sostegno della tesi dell’innocenza della mamma di Loris, Veronica Panarello, detenuta a Agrigento con l’accusa di avere ucciso il figlio. Sia il Gip sia il Tribunale del riesame non hanno ritenuto di valore la teste che ha sempre sostenuto di non essere in grado di riconoscere il bambino. All’identificazione del ragazzo presente quel giorno in piazza si è giunti in paese grazie ad un ‘passaparola’ attivato a Santa Croce Camerina. E’ stato infine un amico del ragazzino a svelare a sua madre, che ha a sua volta informato la testimone, la sua identità. E questa ha a sua volta informato polizia e Procura di Ragusa. Sono stati avviati riscontri ed accertamenti e alla fine la ‘vox populi’ ha trovato conferma: era stata la mamma del bambino scambiato per Loris a invitare il figlio al silenzio, per evitare l’assalto mediatico. Ma davanti alla Procura di Ragusa ha confermato: era suo figlio, e non Loris, il bambino che la testimone aveva visto in piazza. Tutti i movimenti del ragazzino sono stati verificati e hanno trovato riscontro nella ricostruzione fornita da lui e dalla madre. La testimone, che lo ha visto, così come aveva fatto con Loris, non lo ha riconosciuto, confermando la sua tesi originaria: non era in grado di dire con certezza chi fosse quel bambino che lei aveva visto in piazza. Il crollo fisico e  psicologico dei giorni scorsi di Veronica Panarello nel carcere di Agrigento, non ha scalfito la determinazione della donna a ribadire la sua innocenza. Dopo cinque giorni di digiuno -per cui  si è dovuti ricorrere alle flebo- da ieri ha iniziato nuovamente ad alimentarsi da sola. Intanto si attende la data dell’udienza davanti la Suprema Corte di Cassazione così come quella dell’incidente probatorio che analizzerà davanti ad un ‘giudice terzo’ le registrazioni delle telecamere alla base delle accuse mosse dalla Procura di Ragusa e che la difesa contesta per il mancato allineamento degli orari tra quelle pubbliche e quelle private. Sul fronte delle indagini fino ad oggi non si registra nessuna novità, anche se in Procura a Ragusa non si è smesso di lavorare e soprattutto di ascoltare testimoni che possano fornire maggiori elementi per chiarire i tanti punti oscuri dell’efferato delitto: il movente, ad esempio, se non quello  d’impeto ipotizzato dal riesame. Le indagini coperte da massimo riserbo pare si sarebbero dovute chiudere già alla fine del mese scorso con l’acquisizione di altri indizi a carico di Veronica ma ad oggi sono ancora aperte e non si sa se esistano o meno ipotetici complici

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