Colpo al clan Scalisi: La Polizia arresta 8 persone per mafia ed estorsioni

Il Procuratore Patanè: “Le vittime del pizzo ad Adrano purtroppo non denunciano”

CATANIA – Ad Adrano, grosso centro in territorio di Catania, il fenomeno delle estorsioni è particolarmente diffuso ma le vittime nella maggior parte dei casi non denunciano. E’ il triste dato che viene fuori dall’inchiesta “Time-out” della Polizia che ha eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare 8 persone (6 soggetti erano già in carcere) ritenute ai vertici del clan Scalisi, alleato dei Laudani di Catania con l’accusa, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e tentata estorsione. Il provvedimento prende le mosse da un’indagine eseguita dalla Squadra Mobile e dal locale Commissariato su coordinamento della Dda che ha permesso di monitorare le dinamiche interne alla cosca che aveva già subito un duro colpo a seguito dell’operazione “Terra Bruciata” del 2009. In quel caso erano finiti in manette anche esponenti dell’altro storico clan di Adrano, quello dei Santangelo. Gli inquirenti hanno accertato come il boss Giuseppe Scarvaglieri, 47 anni, nonostante la detenzione in carcere, continuasse a mantenere la leadership dettando le disposizioni per il controllo delle attività illecite nella zona. Proprio il boss detenuto, dal momento che le indagini avevano coinvolto anche la madre, il fratello Antonio ed altri congiunti, aveva maturato un cambio di strategia, preferendo mantenere defilati dalla gestione della cosca i propri familiari. Per questo designava, quale responsabile operativo, Giuseppe Santangelo, deceduto nell’agosto del 2014, il quale in attesa della scarcerazione, godeva dell’appoggio di altri soggetti tra cui il 53enne Gaetano Di Marco che in attesa della scarcerazione di Santangelo, “figlioccio” di Scarvaglieri, era diventato il referente del gruppo. Le indagini hanno evidenziato la fibrillazione esistente nel clan, dovuto proprio all’assenza momentanea di un leader all’altezza, motivo per il quale la stessa famiglia Laudani era direttamente intervenuta affiancando a Di Marco un proprio referente. Tra i destinatari dell’odierno provvedimento figura anche l’attuale reggente Pietro Maccarrone di 46 anni. Nel corso delle indagini è stato individuato un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nei lavori di sistemazione della Strada Provinciale 231, il quale aveva subito il danneggiamento di un mezzo meccanico dell’azienda in relazione al quale nel 2011 sono stati effettuati 2 arresti in flagranza.

Questo allora l’elenco completo dei destinatari della misura cautelare:

-Giuseppe Scarvaglieri (classe 1968), già in carcere per altri reati;
-Pietro Maccarrone (classe 1969);
-Francesco Coco (classe 1977), già in carcere per altri reati;
-Alfio Di Primo (classe 1967), già in carcere per altri reati;
-Pietro Severino (classe 1957), già in carcere per altri reati;
-Gaetano Di Marco (classe 1962);
-Massimo Di Guardia (classe 1986), già in carcere per altra causa;
-Davide Di Marco (classe 1987), già detenuto per altra causa.

 

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