Veronica è stata da Loris. Ha pianto ed ha deposto un mazzo di fiori sulla tomba del bambino. “Troverò chi è stato”

Ieri pomeriggio la visita al cimitero di Santa Croce Camerina dov’è sepolto il corpo del bambino

SANTA CROCE CAMERINA (Sergio Randazzo) – Si è conclusa dopo un’ora, dalle 17.22 alle 18.22),  la visita alla tomba di Loris della madre, Veronica Panarello, accusata di averlo ucciso. La donna ha deposto dei fiori sulla lapide del figlio. Ha lasciato il cimitero così come era arrivata: dentro un furgone della Polizia Penitenziaria di Agrigento, scortata dalla Polizia di Stato. La tomba di Loris Stival, il bambino di otto anni del cui delitto è accusata la madre, è meta di visite da parte di turisti che “vengono a pregare e a deporre un fiore”. Poi ci sono anche i curiosi… ma quella è un’altra (brutta) storia. Lo ha detto un operaio del comune di Santa Croce Camerina che è custode nel cimitero. “Anche questa mattina – ha raccontato ieri lontano dalle telecamere – era arrivato un turista per pregare ma la polizia non lo ha fatto avvicinare. Qui vengono abitualmente delle persone che chiedono dove è sepolto Loris, pregano e poi vanno via senza fare foto perché è vietato. Stamattina la polizia ha vietato l’accesso alla zona e nessuno si può avvicinare alla tomba”. Anche il posto dove il corpo del piccolo Loris è stato trovato, un canale di contrada Vecchio Mulino, è meta di curiosi e di gente che si ferma a pregare per il piccolo angelo volato in cielo un maledetto sabato di novembre. Qualcuno, anche ieri, ha lasciato un messaggio e dei fiori. “Lo scoprirò chi è stato”, avrebbe detto Veronica Panarello davanti la tomba del figlio, nel cimitero di Santa Croce Camerina. Un’altra volta, a ribadire la sua innocenza. La donna, jeans e maglietta nera, è stata quasi un’ora davanti la lapide parlando sottovoce e piangendo. Ha deposto un mazzo di fiori, girasoli gialli e rose rosse, che le aveva portato il suo legale, l’avvocato Francesco Villardita

Agenzia ANSA h. 20.01 del 07.08.15

SANTA CROCE CAMERINA (RAGUSA), 7 AGO – “Lo scoprirò chi è stato…”. Urla la sua innocenza anche dentro il cimitero di Santa Croce Camerina, davanti la lapide del figlio, Veronica Panarello. Jeans e maglietta nera, è la prima volta che, da quando è stata arrestata, che può fare visita a Loris, 8 anni, che è accusata di avere ucciso il 29 novembre del 2014, strangolandolo con fascette di plastica e di averne poi gettato il corpicino in un canalone di contrada Vecchio Mulino. Scortata dalla polizia di Stato arriva alle 17.22, dopo che un nubifragio si è abbattuto sulla zona, dentro un furgone della polizia penitenziaria in un cimitero ‘blindato’ dalla mattina dalle forze dell’ordine che lo rendono un ‘fortino’ inespugnabile a cronisti, fotografi e cineoperatori. Bonificato e super sorvegliato. Vi resterà un’ora. Scende senza tradire emozioni all’inizio. Prende i fiori che ha comprato per lei suo padre, Francesco Panarello. Glieli consegna il suo legale, l’avvocato Francesco Villardita, un mazzo di girasoli, margherite gialle e rose bianche. Poi la donna li depone davanti la lapide. La lasciano sola, anche i suoi più stretti familiari che avrebbero potuto partecipare, ma nessuno si presenta. Restano lei e il suo Loris, che la Procura di Ragusa ritiene abbia ucciso. Parla sottovoce e piange. Le sfugge soltanto un urlo: “lo scoprirò chi è stato…”. “E’ stato un momento di grande dolore”, è il commento del penalista che le è stato alcuni minuti accanto per sorreggerla. Non è stata vicina a Veronica il paese: Santa Croce Camerina ha ignorato il suo ‘ritorno’ in paese. Nessun curioso e neppure voglia di parlare: in piazza Vittorio Emanuele il ‘termometro’ segna ‘voglia di dimenticare’, ma si segue lo stesso davanti a televisioni dirette e telegiornali. Non dimenticano Loris invece turisti e curiosi. Il Vecchio Mulino è diventato un luogo di pellegrinaggio dove persone arrivano, depongono dei biglietti o dei fiori e vanno via. Il flusso non si è interrotto dal quel maledetto 29 novembre del 2014. E anche la tomba lo è diventato. “Diversi turisti – rivela un dipendente del Comune in servizio al cimitero, Vincenzo Zisa – vengono a chiedere dov’è la lapide, si fermano un attimo in preghiera e lasciano dei fiori. C’è molto rispetto. Anche stamattina era venuto un signore, ma la polizia non lo ha fatto avvicinare”. Veronica Panarello è potuta uscire dal carcere di Agrigento grazie a un permesso del Gip di Ragusa, su parere positivo del procuratore Carmelo Petralia, ma con delle limitazioni molto restrittive: divieto assoluto di contatto con chiunque, tranne che con il suo legale, e i suoi familiari, che non si sono presentati. La donna si è sempre proclamata innocente, anche dopo che il marito, Davide Stival, ne ha preso le distanze. Al centro dell’inchiesta, la ricostruzione del giorno della scomparsa di Loris: Veronica Panarello ha sempre detto di averlo accompagnato a scuola, ma le riprese delle telecamere posizionate vicino casa e all’istituto, visionate da polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri, sembrano smentirla. Al centro del procedimento indiziario, avviato dalla Procura di Ragusa, ci sono quelle che i pm definiscono “le bugie di Veronica”. Accuse sempre respinte dalla donna, che oggi è tornata a urlare la sua innocenza davanti la tomba del figlio.

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