Fra un mese, l’udienza per il rinvio a giudizio di Veronica

La richiesta di rinvio a giudizio è prevista per novembre

RAGUSA – La battaglia legale sarà lunga. Alle viste scontri tra perizie contrapposte: le riprese, immagini non chiare, l’orario della morte di Loris, i tabulati telefonici, i messaggi e le testimonianze. In queste ore, la Procura di Ragusa ha firmato il primo passo verso la richiesta di rinvio a giudizio di Veronica Panarello, la mamma di Loris Stival. La donna ventiseienne che accusata di avere strangolato e gettato in un canalone il 29 novembre 2104, a Santa Croce Camerina, il figlio di soli 8 anni. La Procura della Repubblica di Ragusa, ha ieri depositato l’avviso di conclusione indagine alla donna. Veronica Panarello è in carcere dal 9 dicembre; prima a Catania e poi nel carcere di Agrigento. Francesco Villardita, il legale, ribadisce che vuole verificare “tutte le opzioni, anche l’eventuale ricorso a riti alternativi, soltanto dopo avere letto tutti gli atti dell’inchiesta”. La richiesta di rinvio a giudizio è prevista per novembre. Intanto, esce dall’inchiesta per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere Orazio Fidone, il ‘cacciatore’ che trovò il corpo senza vita del piccolo. Una figura controversa che, da ieri, sembra allontanarsi sempre di più da questa tristissima storia. La Procura di Ragusa contesta a Veronica, di avere provocato la morte di Loris “per soffocamento, con l’uso di fascette di serraggio in materiale plastico”. E poi, di averne occultato il cadavere, “gettandolo in un canale di scolo da un’altezza non inferiore a 2 metri e mezzo, procurandogli un’ampia frattura della teca cranica”. Si giocherà molto, in sede di udienza, sulla nitidezza delle immagini che documentano gli spostamenti di Veronica Panarello e del piccolo Loris in quel maledetto sabato di novembre. Chiare, secondo l’accusa; inutili alla causa, secondo la difesa. Le immagini che per la Procura accusano la donna, per la difesa sono “macchie che non dimostrano alcunché”. Eppoi la ricerca del ‘movente’ di un delitto tanto efferato. Il Tribunale del riesame, in un provvedimento confermato dalla Cassazione del 29 maggio scorso, lo legò “al fallimento del piano mattutino che non prevedeva l’ingombrante’ presenza del suo primogenito”. Sino a quando la donna, “in preda a un’incontenibile impulsiva furia aggressiva, avrebbe soppresso il bambino”. Saranno i giudici, fra poche settimane, a scontornare ancora di più la verità

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