La procura di Ragusa apre un fascicolo dopo la morte di Ana

Giovedì prossimo è prevista l’autopsia della donna

RAGUSA – (di Sergio Randazzo)  Cosa è successo dalle 23.00 di sabato scorso fino alle 4 del mattino della domenica successiva? E’ la domanda a cui gli inquirenti dovranno far luce, dopo la morte dei Ana Bambarakilo, la ragazza rumena di 23 anni di Santa Croce Camerina, morta dopo aver partorito il figlio, all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa, nel reparto di ginecologia. La donna era arrivata in ospedale lo scorso giovedì. La procura di Ragusa ha aperto un fascicolo per ricostruire quelle ore drammatiche sfociate con la morte della donna. Intanto la Polizia, che ha immediatamente sequestrato la cartella clinica, e notificato oggi il provvedimento di avviso di accertamenti tecnici irripetibili agli indagati ed alle persone offese, ovvero i familiari della giovane mamma deceduta. In questura, tutto il giorno, gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze delle persone informate sui fatti. Anche il direttore generale dell’Asp di Ragusa, Maurizio Aricò, ha avviato un’indagine interna per risalire ad eventuali responsabilità di qualcuno, qualora ci fossero realmente. Dunque nessuna dichiarazione dall’Asp. Bocche cucite, si aspetta solamente che venga fatta chiarezza sull’accaduto. E stamattina a Santa Croce Camerina si respirava aria di tristezza. In molti conoscevano Ana, perché lavorava in un bar nell’unica piazza della città, che è il punto di ritrovo per i santacrocesi. La città è ancora incredula per la notizia che già domenica mattina ha fatto il giro del paese, lasciando increduli quanti la conoscevano. Così come è incredula ancora Stefania la collega di Ana con la quale lavoravano insieme al bar. Giovedì prossimo è prevista l’autopsia della donna, che rimane nella cella frigorifera dell’Ospedale Maria Paternò Arezzo, mentre la Procura di Ragusa, in queste ore, darà l’incarico ai medici legali di effettuare l’esame autoptico. Intanto nel bar dove lavorava Ana, c’è un via vai di gente che lascia un proprio contributo per aiutare la famiglia della ragazza ad affrontare le spese del funerale e per permettere ai familiari della donna, tutti rumeni, di venire in Italia per l’ultimo saluto.

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