Centri per l’impiego in Sicilia, costosi e poco produttivi

centri impiego ok

E il tasso di disoccupazione resta elevato

CATANIA – I centri per l’impiego siciliani godono di oltre 1600 dipendenti, più del doppio di Lombardia, Campania e Toscana a fronte però di risultati che sono tutt’altro che eccellenti e di un lavoro da produrre non certo enorme. A dirlo un’inchiesta del Quotidiano di Sicilia che sul suo sito web ha pubblicato stamani un pezzo a firma di Michele Giuliano che rileva come altre 1700 persone sono in arrivo: gli ex dipendenti degli sportelli multifunzionali soppressi nel 2013 che la Regione ha deciso di fare transitare in questi uffici per un costo pari a 85 milioni di euro per 18 mesi. Erano nati con l’idea di affiancare proprio i centri per l’impiego per agevolare l’incrocio tra domanda ed offerta del lavoro. Servizio mai decollato ma che ha portato tra il 2005 e il 2013 ad una spesa di 470 milioni di euro. I centri per l’impiego siciliani hanno il più basso rapporto di pratiche da gestire. Ogni dipendente in pratica ha sulle spalle una media di 648 utenti iscritti in un anno, quindi meno di 2 al giorno. Il costo in Sicilia per mantenere queste strutture, in tutto i Centri per l’impiego sono 65, è di circa 70 milioni di euro, secondo i dati forniti dal Minsitero del lavoro. Altrove costano meno della metà e in alcuni casi con proporzioni persino più pesanti. Il personale siciliano è peraltro quasi del tutto a tempo indeterminato, quindi con costi fissi tutto l’anno, mentre altre regioni hanno maggiore flessibilità. La Sicilia ha infine una sua poco edificante specificità. Quella legata al fatto che esistono moltissimi neet, vale a dire persone che risultano non lavorare e non studiare e che neanche sembrano alla ricerca di un’occupazione.

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