L’inchiesta shock “Ambulanza della morte”

Proseguono le indagini per fare luce su altri possibili casi

CATANIA – Un’inchiesta shock da film dell’orrore quella della Procura di Catania che indaga sulla morte di una 50ina di malati terminali che potrebbero essere stati uccisi all’interno di un’ambulanza durante il tragitto dall’ospedale di Biancavilla alle proprie abitazioni. L’arresto da parte dei carabinieri della Compagnia di Paternò del barelliere 42enne Davide Garofalo, accusato dell’omicidio volontario di 3 persone di 57, 87 e 94 anni non dovrebbe restare isolato tanto che al momento gli indagati sono 3 sebbene gli inquirenti non si siano sbilanciati sui nomi degli altri due, non raggiunti da provvediementi restrittivi. Al vaglio le cartelle cliniche ed altre testimonianze in particolare su altri 7 decessi sospetti. L’uomo sarebbe stato piazzato sull’ambulanza, che è bene ricordare fosse privata, dai referenti dei clan della zona che così potevano guadagnare sui servizi extra che venivano offerti nel momento in cui i parenti erano spiazzati per l’avvenuto decesso e vedevano in quell’uomo qualcuno che potesse aiutarli in un momento di grande dolore. Il barelliere, secondo gli inquirenti, iniettava aria nelle vene delle vittime solo dopo avere indossato guanti in lattice e utilizzato materiale sterile per non lasciare impronte. Solitamente il trasporto di un malato in ambulanza privata costa circa 50 euro ma se il malato muore, tra vestizione ricomposizione della salma, si possono guadagnare fino a 300 euro. Il barelliere prendeva contatti con la ditta di onoranze funebri amica il cui titolare versava poi una percentuale come ricompensa. “Su quell’ambulanza uno sa come entra ma non come esce” aveva detto il testimone segreto intervistato dalle “Iene” che hanno sollevato il caso e che hanno dato sostanzialmente il via alle indagine dopo le denunce presentate.

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