Bancarotta fraudolenta

La Guardia di Finanza arresta 5 persone

CATANIA – Sono 5 le persone arrestate nell’ambito dell’operazione “Tir Camaleonte” della Guardia di Finanza di Catania coordinata dalla Procura con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di diversi casi di  bancarotta fraudolenta ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e omesso versamento di ritenute e di imposte. Altre 3 sono al momento irreperibili. Per un’altra è scattato l’obbligo giornaliero di presentazione alla polizia giudiziaria insieme ad una misura interdittiva di 12 mesi. Sequestrati anche 10 milioni di euro e due società con sede a Milano e Misterbianco che lavorano nel settore del trasporto merci per conto terzi. L’associazione era capeggiata dai fratelli Riccardo e Giovanni Reitano e dal figlio di quest’ultimo Antonio Luca Maria, i quali, secondo l’accusa, hanno amministrato, attraverso l’aiuto di prestanome nullatenenti, un gruppo di imprese frodando il fisco e i creditori e questo grazie al fallimento di 7 società facenti parte del gruppo. Dal 2010 le società venivano periodicamente sostituite perché schiacciate dai debiti  ed affidate ad amministratori non idonei a gestirle, con imprese solo formalmente diverse ma con gli stessi dipendenti. Del gruppo faceva parte anche il dottore commercialista Fabio Saccuzzo che si occupava dei documenti di gran parte della “galassia Reitano” suggerendo gli escamotage per eludere i controlli. Tutte le imprese erano in sostanza in mano ai Reitano che impartivano disposizioni ai dipendenti e intrattenevano rapporti con clienti e fornitori. Ammontano a 70 milioni di euro le fatture per operazioni inesistenti per accaparrarsi le agevolazioni fiscali previste per le nuove iniziative imprenditoriali. Venivano poi prelevate ingenti somme dalla società che venivano lentamente spogliate delle risorse. I documenti compromettenti spesso venivano letteralmente bruciati. Il sistema oltre che frodare il fisco, gli enti assistenziali e quelli previdenziali causava così danni alle imprese creditrici e quelle concorrenti.

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