Operazione “Sim Swap”, 14 arresti

conferenza postale

Smantellato gruppo dedito al cyber crime finanziario

CATANIA – Quattordici persone arrestate e altre 32 indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere, frodi e accessi abusivi a sistemi informatici, sostituzione di persona, truffe e riciclaggio. E’ il bilancio dell’operazione “Sim Swap” della Polizia Postale che con il coordinamento della Procura di Catania ha scoperto un gruppo con base nella zona ionica etnea dedito al cyber crime finanziario che ha colpito migliaia di persone in Italia. Ai vertici c’erano Alfio Mancuso, Luca Florio e Antonio Nucifora finiti in carcere. Agli altri 11 sono stati concessi i domiciliari. Le indagini sono partite nel 2015 a seguito di un frode informatica ai danni di una banca on-line ai cui clienti erano stati sottratti 300.000 euro. Ogni componente del gruppo sapeva ovviamente come muoversi su internet ed avrebbe ottenuto illecitamente oltre 600.000 euro almeno nel periodo sotto la lente di ingrandimento della Procura. La tecnica era quella denominata della ‘Sim Swap’: si individua una vittima, si procede alla acquisizione dei suo dati e delle credenziali di accesso alla banca su Internet e, poi, utilizzando documenti falsi, si sostituisce la sim card del truffato e si ottengono dall’istituto di credito le credenziali per operare sul conto corrente on-line. Per fare questo era utile ottenere da un dealer, con documenti falsi, la sostituzione della Sim dell’ignara vittima. Quella del titolare veniva allora disabilitata, ma l’utente pensava a un guasto e non a una frode in corso. A quel punto il gruppo reimpostava le credenziali di accesso e accedeva al conto trasferendo i soldi su altri conti o carte prepagate. La vittima si accorgeva del furto soltanto al momento della lettura dell’estratto del conto corrente. Altri componenti del gruppo si occupavano invece di più comuni truffe on-line, attraverso falsi annunci di vendita sui portali specializzati. L’acquirente contattava il venditore e poi gli versava la somma concordata con un bonifico. Ottenuto il pagamento, gli indagati si rendevano irreperibili. Per rassicurare le vittime sulla reale disponibilità spesso si presentavano come dipendenti di una società di recupero crediti realmente esistente, riferendo che i beni erano provenivano da aste fallimentari.

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