Appropriazione indebita di denaro, 5 arresti

DIA

In manette ex presidente Cda Istituto “Lucia Mangano”

CATANIA – Finisce in carcere Corrado Labisi, 65 anni, ex presidente del Cda dell’Istituto Medico Psico-pedagogico “Lucia Mangano” di S. Agata Li Battiati, nel catanese, ente che assiste i poveri del territorio etneo elargendo sussidi ed offrendo assistenza medica. L’uomo è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Giano bifronte” della Dia coordinata dalla Procura nei confronti di imprenditori coinvolti nella distrazione di fondi regionali per circa 10 milioni di euro destinati proprio a strutture sociosanitarie. A Labisi viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita di somme di denaro. Sono finiti ai domiciliari la figlia Francesca, la moglie Maria Gallo ed i collaboratori Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì entrambi assunti dall’ente con mansioni diverse da quelle effettivamente svolte. Dalle indagini è emerso che solo Corrado Labisi ha utilizzato per fini diversi circa 1 milione e mezzo di euro mentre la moglie 380 mila e questo nonostante l’istituto prevedesse nel proprio statuto l’esclusione di chi approfittasse del proprio ruolo per impossessarsi di somme di denaro. Personaggio controverso Labisi: da una parte paladino della legalità tanto da essere presidente dell’associazione “Saetta-Livatino” in ricordo dei due magistrati uccisi dalla mafia, dall’altra non si faceva scrupolo di distrarre denaro per soddisfare esigenze diverse come pagare fatture per pubblicizzare gli eventi organizzati da quella associazione e da un’altra intitolata alla madre, coprire le spese dei familiari e per soggiorni e cene di amici. In questo contesto il trattamento degli ospiti del Lucia Mangano era accettabile solo grazie all’abnegazione del personale formato da 180 persone che ora rischiano di perdere il lavoro vista la situazione debitoria della struttura. L’uomo, facente parte della massoneria, ha sempre millantato conoscenze ad alti livelli con apparati dello Stato o i Servizi Segreti. Nel corso di un’intercettazione captata dopo il sequestro di documenti, si è lamentato del trattamento che gli stava riservando la Dia domandandosi “a chi dovesse fare saltare la testa”.

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