Il clan Porta Nuova nel mirino

Operazione Iago: gli ordini arrivavano dal carcere

Era dal carcere che i boss di cosa nostra nominano i vertici dei clan. Emerge dall’operazione Iago. Giuseppe Di Giacomo, poi ucciso,  sarebbe stato designato a comandare ‘Porta Nuova’ da una cella. A comunicarglielo, fu il fratello, Giovanni, condannato all’ergastolo e storico padrino. Giovanni Di Giacomo, non sapendo di essere intercettato, disse al fratello Giuseppe che Gregorio Di Giovanni -vecchio mafioso di Porta Nuova- era al vertice del mandamento da abusivo e che lui e gli altri boss in cella avevano deciso che la reggenza fosse invece di Giuseppe Digiacomo. Un’investitura destinata a suscitare risentimenti in mafiosi di rango, sfociati poi, il 12 marzo scorso, nell’assassinio di Giuseppe Di Giacomo,  proprio nel cuore del mandamento di cui era reggente. Omicidio che ha innescato nei familiari il desiderio di vendetta e che ha spinto Giovanni Di Giacomo e il fratello Marcello a progettare l’uccisione di chi ritenevano responsabile del delitto. “Nel sacco… l’importante è che lo dovete seppellire, tutto qua è il discorso”. Con queste parole il boss ergastolano Giovanni Di Giacomo ordinava al fratello Giuseppe, come eliminare un mafioso che non avrebbe rispettato le regole del clan. Conversazione, in carcere intercettata e che fa parte del materiale raccolto dai carabinieri. Giuseppe Di Giacomo però, quell’ordine non riuscì mai ad eseguirlo. “Gli incontri in carcere tra i due -scrivono i carabinieri- sono costantemente incentrati sulla necessità di eliminare qualche personaggio ritenuto non in linea con la nuova gestione del mandamento, parlano dell’opportunità di uccidere un affiliato che non avrebbe voluto mettere a disposizione dei ‘picciotti’ le proprie risorse economiche e della necessità di eliminare un uomo d’onore prossimo alla scarcerazione”. “Certo”, risponde Giuseppe al fratello che insiste: “Quacina, quacina di sopra”, dice Giovanni Di Giacomo al fratello Giuseppe. Ovvero calce da mettere sul cadavere. “Gli togliete i vestiti, le scarpe e, quando viene il crasto, battilo sempre in capo per evitare lo scruscio”

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