Parenti serpenti

Il ‘terremoto’ giudiziario all’Università di Catania, produce i suoi effetti

(di Emiliano Di Rosa) Le intercettazioni diffuse dalla procura di Catania svelano un mondo universitario intrecciato di favori reciproci, aiutini, favoritismi ad amici e parenti, presunta corruzione e altro, tutto per fare vincere il pupillo di turno del professorone di turno; si spiattellano pure gli scontri furibondi e velenosi tra le varie lobby di potere. Che per una parte dell’immaginario collettivo e dell’opinione pubblica il sistema di potere degli atenei italiani fosse marcio, tossico e rabbioso non lo scopriamo oggi: le indagini del procuratore capo, Carmelo Zuccaro hanno messo nero su bianco e definito nella cronaca giudiziaria sensazioni vecchie di decenni.

E a proposito di sensazioni. Se la stagione di “Tangentopoli” in Italia non si è mai davvero chiusa, se le ultime e drammatiche vicende che hanno coinvolto il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) hanno imposto addirittura al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, di intervenire in maniera severa fino ad esigere un cambiamento di rotta e se, oggi, ci mettiamo il carico con questo presunto marciume in un’istituzione in teoria prestigiosissima come l’Università pubblica … ecco che la fiducia della gente nella classe dirigente rischia di crollare. Ciascuno degli indagati in “Università bandita” naturalmente ha diritto e fino all’ultimo grado di giudizio alla presunzione di innocenza e si difenderà nelle sedi opportune … ma è un fatto che la fiducia nelle istituzioni continui a calare, a precipitare. E non è polvere che si può nascondere sotto il tappeto. E oggi gli studenti universitari, il nostro futuro, la nuova generazione che dovrebbe dare rinnovato prestigio e rinnovata speranza a tutto il Paese che cosa dovrebbe pensare?  

Tra le intercettazioni ve n’è una che spicca. Riguarda le parole pronunciate dal Magnifico Rettore di Catania, Francesco Basile. E’ una sua riflessione; non è un reato ma, francamente, è un pensiero che non può portare lontano, è una riflessione non degna di una società moderna, democratica, evoluta e libera. Eccola: “l’Università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta di elite culturale della città perché fino ad adesso sono sempre quelle le famiglie”.

Con la presunzione di innocenza e con tutto il rispetto per questo pensiero pronunciato da un Magnifico rettore riprendiamo l’aggettivo usato dal procuratore Zuccaro per definire tutto il sistema dell’inchiesta “Università bandita”: SQUALLIDO.

E se pure si è convinti che l’Università debba rimanere in mano ai “soliti noti” e alle loro “famiglie” per gestire i concorsi e gli avanzamenti di carriera in maniera subdola e velenosa e con i vincoli di amicizia e parentela … bene, rimanete con questa convinzione ma almeno lasciateci ricordare il vecchio motto proverbiale da cui Mario Monicelli trasse il titolo per un suo film capolavoro: “PARENTI SERPENTI”.

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