L’ultima sigaretta di Andrea Camilleri

Spunto da un’intervista del 2007

(di Emiliano Di Rosa) Era il giugno del 2007, non ricordo il giorno. Sono a Roma a casa di Andrea Camilleri, un’intervista breve e poi una lunga chiaccherata amichevole. Si stava nel suo studio letteralmente sepolti dai libri e dai posacenere, c’erano posacenere ovunque: sul divano, sugli scaffali, sul tavolino … solo sulla scrivania ne vidi almeno 5 o 6. Erano tutti colmi di cicche. Posacenere poggiati sui libri, libri poggiati a loro volta sulle sedie. Una quantità impressionante. Notai subito che ogni sigaretta spenta era però ancora “lunga” e da qui partì il “racconto” dello scrittore. Camilleri mi spiegò che a lui interessavano il gesto dell’accensione, la prima, al massimo la seconda “tirata” e infine il tenere tra le dita la sigaretta. Null’altro. “Lei è una sorta di falso magro del tabacco” gli dissi, stiracchiano la metafora. E lui sorrise. Consumava almeno 3 pacchetti al giorno ma fumava, in concreto, una decina di sigarette sì e no nell’arco delle 24 ore.

Il fumo per Camilleri non era dipendenza, piuttosto una specie di abitudine meccanica, quasi un tic: la ritualità del gesto serviva a rilassarsi, pensare, concentrarsi. “Mi sveglio di notte, ne accendo una, la tengo qualche secondo in mano e poi subito la butto” e aggiunse “così anche in piena notte, quando sono rincoglionito dal sonno riesco a pensare a una nuova storia, a un nuovo personaggio” … “accendo la sigaretta, penso, elaboro, mi riaddormento ma conservo il ricordo e l’intuizione per la mattina dopo, quando mi metto a scrivere”.  E mentre lo ascoltavo capivo anche che già lui, Andrea Camilleri, era un magnifico “personaggio” e che quel personaggio doveva avere sempre e necessariamente la sigaretta in mano benchè la scienza e il buonsenso ci dicano, chiaramente, che il fumo nuoce gravemente alla salute. Non sono in grado di dire se varrà più la pena ricordare i personaggi e i racconti di Andrea Camilleri quanto, piuttosto il suo di personaggio, quel faccione con le guance penzolanti, la pelle e i denti ingialliti dalla nicotina, gli occhiali spessi, il cervello lucidissimo e fulgente e longevo … e la sigaretta perennemente in mano. Rammento anche di quando parlammo de “La coscienza di Zeno”, capitolo terzo, quello sul fumo con la descrizione impareggiabile dell’ultima sigaretta … i dettagli della discussione ormai mi sfuggono ma ho ben impressa nella memoria la conclusione della nostra chiaccherata, quando il grande scrittore e intellettuale nel salutare il giovane e sconosciuto giornalista gli offrì una sigaretta e nell’atto di porgergliela gli disse con voce roca “nel caso non dovessimo rivederci, visto che lei mi ha detto che segue solo la politica, questa è l’ultima sigaretta che le offro”. Io l’accesi subito, quella sigaretta, e oggi, a distanza di 12 anni e dopo averne fumate purtroppo tante altre, “dell’ultima sigaretta di Andrea Camilleri” conservo, in un angolino della memoria, l’aroma inconfondibile, il gusto delizioso e la riconoscenza. Come viene descritto mirabilmente in questa vignetta ci raccomandiamo, lassù, affinchè vi sia un tabacchino ben fornito per il Maestro.  

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