Un colpo di scopa a Roma

Di Emiliano Di Rosa

MODICA – Farebbe sorridere se non fossimo davanti alla tragedia, alle 2 vittime  e ai danni incalcolabili a Venezia la dichiarazione del ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli: “ci sono stati forti rallentamenti sul progetto del MOSE che però è compiuto al 93%, l’obiettivo è di finirlo entro il 2021, mancano gli ultimi 400 milioni di euro … dono stati appostati dal governo, non sono fermi per motivi burocratici”.
Dunque nel mentre si fa la conta dei danni in quella che non in pochi definiscono “la città più bella del mondo” e dove nelle ultime ore l’acqua alta fino a quasi due metri ha generato lutti e disastri scopriamo che una delle opere pubbliche statali più importanti, avveniristiche e costose degli ultimi decenni, il MOSE di Venezia, ancora non funziona. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è stranito dal fatto che “più di 5 miliardi di euro giacciano sott’acqua e non servano ancora a nulla”. Il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è una complessa opera ingegneristica che dovrà separare la laguna di Venezia dal Mare Adriatico scongiurando le alluvioni durante l’alta marea. In 16 anni ancora non è stata completata e, “naturalmente”, vi è un’inchiesta di proporzioni bibliche della GdF su presunte tangenti …
E allora come spesso dalla Sicilia ci lamentiamo (con piena ragione) della disattenzione dello Stato alle nostre opere pubbliche evidentemente anche in Veneto, una delle regioni più ricche, produttive e dinamiche d’Europa, la lentezza e la goffaggine della burocrazia e della politica italiana fanno i suoi danni. Senza contare i furbastri, i corruttori e i corrotti che ci mettono il carico e lo fanno da Nord a Sud senza soluzione di continuità. (Sul MOSE comunque bisognerà attendere le sentenze definitive).
Infine se citare il “mal comune mezzo gaudio” sarebbe una enorme sciocchezza non lo è ragionare su come spazzare via una parte della burocrazia e dei lacci e lacciuoli che si intrecciano a Roma. Serve un autentico, nuovo e ostinato “spazzamento” che potrebbe dare buoni frutti tanto a Venezia (o a Torino e Milano) quanto a Palermo, Catania, Ragusa e via dicendo. E il colpo di scopa bisogna darlo a Roma.  

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