Covid-19, la Caritas sospende tutti i servizi fino al 25 marzo

Per l’impossibilità di garantire sicurezza a ospiti e volontari

CATANIA – L’impossibilità di garantire ad assistiti, volontari ed operatori le misure anti-contagio necessarie per arginare il diffondersi del Coronavirus costringono la Caritas diocesana di Catania a disporre la sospensione dei servizi fino al 25 marzo ma il termine potrebbe slittare in base ad eventuali altre misure restrittive del Presidente del Consiglio.

In queste settimane di emergenza, la Caritas è stata in prima linea nell’assistenza dei meno fortunati, provvedendo alla rimodulazione di alcuni servizi – come la distribuzione dei pasti all’esterno delle strutture per evitare assembramenti – per ottemperare ai provvedimenti del Premier Conte ed evitare al tempo stesso il propagarsi di una crisi alimentare per quelle centinaia di assistiti che quotidianamente si rivolgono alla struttura. Da giorni il servizio dell’help center e della mensa Dusmet era garantito all’esterno con la distribuzione di latte o the e biscotti a colazione e di panini al tonno o al formaggio a pranzo e per la cena grazie alle Unità di strada. Ad oggi, tuttavia, rileva con amarezza la Caritas, non è più possibile garantire quelle misure standard di sicurezza che erano state rispettate nei giorni scorsi – come la distanza interpersonale di almeno un metro –  a causa della riduzione delle risorse umane e degli assembramenti non facilmente gestibili degli assistiti nei pressi dell’Help Center della Stazione Centrale. “Un gesto, quello della sospensione dei servizi, che consideriamo di estrema sofferenza”, ha sottolineato don Piero Galvano, direttore dell’organismo diocesano, che ha comunicato la decisione in seguito a un ragionato confronto con altre Caritas nazionali e con la Curia etnea. “A Catania ci sono almeno un centinaio di senza dimora, e circa 55 mila in tutta Italia – ha aggiunto Galvano – e pertanto chiediamo alle Istituzioni e alla Protezione Civile di pensare anche a loro in questi momenti di estrema difficoltà, perché la loro fragilità e l’assenza di una casa li espongono ancora maggiormente a questa situazione”.

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