Notte di protesta nel carcere di piazza Lanza

Contro le restrizioni imposte per contenere Covid-19

CATANIA – E’ stata una notte di protesta, quella appena trascorsa, nel carcere di piazza Lanza a Catania.

Un 80ina di detenuti, a partire dall’una, ha urlato, fatto rumore e appiccato il fuoco a lenzuola. Ciò che è accaduto è stato sentito e ripreso dagli abitanti dei palazzi circostanti. La contestazione, sulla scia di quanto successo in questi giorni in altri istituti penitenziari italiani, è legata alle restrizioni imposte per il contenimento del Coronavirus. La protesta è durata alcune ore ed è rientrata dopo una mediazione con la direzione ed il capo della polizia penitenziaria dell’istituto. All’esterno del carcere, per precauzione, sono intervenuti polizia e carabinieri che hanno anche bloccato le vie di accesso. Solo qualche giorno fa alcuni parenti di detenuti, si erano presentati all’esterno dell’Istituto per avere rassicurazioni sullo stato di salute dei loro cari. Quanto accaduto è stato diffuso e commentato dal Comitato Reddito-casa-lavoro che da tempo segue la situazione dei detenuti. “Il rischio di contagio nelle carceri – afferma il Comitato – in questo momento è altissimo per via del sovraffollamento e del condizioni igienico-sanitarie precarie. Il governo non può continuare a minimizzare, le conseguenze potrebbero essere irreversibili. Il Comitato chiede allora all’esecutivo nazionale di redigere un decreto di amnistia o di trasformare in domiciliari le pene di reati minori. In Italia – prosegue –  ci sono circa 61.200 detenuti a fronte di circa 50.000 posti. Questo vuol dire un sovrannumero di oltre diecimila persone, costrette a stare in molti casi in sei, otto persone in una cella”.

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