Caporalato: Catalfo, 85 milioni per combattere fenomeno

“Una delle prime azioni e’ stata quella di insediare il tavolo per il caporalato”

“Da ministro, una delle prime azioni e’ stata quella di insediare il tavolo per il caporalato e abbiamo stanziato gia’ 85 milioni di euro che vanno dall’aiuto per trovare un alloggio ai trasporti”. L’ha detto Nunzia Catalfo, ministro per il Lavoro e le politiche sociali, intervenuta alla Camera di Commercio di Messina al convegno dell’Ente bilaterale terziario (Ebt) su “Lavoro e opportunita’: dumping contrattuale e contrattazioni di secondo livello”.

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Legge sul caporalato, perché non ha trovato completa attuazione?

Intervento dell’onorevole Nino Minardo

RAGUSA – Il deputato nazionale Nino Minardo di Forza Italia continua ad occuparsi della delicata questione del caporalato in Sicilia. “Le campagne del mezzogiorno d’Italia  continuano ad essere regno di lavoro sfruttato e fenomeni di illegalità- riporta una nota di Minardo- che compromettono anche la concorrenza fra le imprese. Eppure c’è una legge per combattere tutto ciò. 

A quasi tre anni dalla sua entrata in vigore, la legge 199/2016 contro il caporalato è  un testo che non ha trovato completa attuazione. Pensata per riscrivere il reato di caporalato e introdurre quello di sfruttamento del lavoro  con inasprimento delle sanzioni penali e delle misure cautelari, la legge è stata applicata finora solo nella sua parte repressiva. Sono previsti l’arresto in flagranza, la reclusione da 1 a 6 anni, il controllo giudiziario dell’azienda e la confisca dei beni anche per equivalente. È stata estesa, inoltre, la punibilità anche al datore di lavoro, a prescindere dall’intervento del caporale, in presenza di indici di sfruttamento”. Il deputato di Forza Italia ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e delle Politiche Agricole e forestali chiedendo l’urgenza di verificare i motivi per cui la legge non è stata applicata nella sua totalità e nel contempo di attivarsi per attuare le norme inapplicate in modo da contrastare seriamente questa piaga sociale. “La legge, peraltro- evidenzia Minardo- , contiene  anche misure che si propongono di migliorare le condizioni di lavoro e tutelare l’azienda e l’occupazione. L’80% delle norme contenute nella 199/16 non sono state ancora attuate; non basta l’applicazione delle norme che riguardano  il profilo della repressione ma bisogna attuare anche  la parte preventiva, che parla di misure su collocamento e trasporti o quella relativa al  controllo giudiziario sull’azienda che ha  l’obiettivo di non interrompere l’attività agricola”.

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Operazione contro il caporalato, due arresti

VITTORIA (Giulia Di Martino) – Operazione contro il caporalato. Indagini ‘lampo’, durate 14 ore. La polizia, ha arrestato due fratelli, imprenditori agricoli –denunciandone un terzo– per sfruttamento della manodopera. Ben 26 i lavoratori (uomini e donne), costretti a condizioni degradanti: 19 richiedenti asilo, 5 rumeni e 2 tunisini, pagati 25 euro al giorno per 8 ore di lavoro, senza ferie e altri diritti. Vivevano in case abusive dentro l’azienda, ai limiti dell’umano. Sono ai domiciliari Valentino e Angelo Busacca, il primo nato a Comiso 31 anni fa e l’altro nato a Vittoria nel ’69. Oggi, di buon mattino, i poliziotti si sono appostati nei terreni dove c’è l’azienda ‘Busacca” e verso le 5.30, hanno visto arrivare le prime auto cariche di lavoratori, contandone una trentina del centro Africa. Tre ore dopo, l’irruzione in un terreno di 80.000 metri quadri, dove operavano tre aziende agricole per la coltivazione di ortaggi in serra. Una, non impiegava alcun operaio in quel momento; un’altra, invece, ne aveva 4, regolarmente assunti ma pagati 25 euro al giorno, pur avendo firmato un contratto che ne prevedeva 63. Il titolare, veniva così denunciato. La situazione più complicata, invece, era quella dell’azienda dei fratelli Busacca: ben 26 lavoratori sottopagati, uomini e donne, impegnati a raccogliere pomodori. Alcuni, venivano bloccati e identificati dalla polizia mentre altri riuscivano a scappare. Condizioni di lavoro e di vita dentro l’azienda, degradanti e, umanamente, umilianti in un’azienda senza una sola delle prescrizioni previste dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Alloggi fatiscenti, costruiti abusivamente dentro l’azienda, dove vivevano 15 lavoratori in condizioni pessime. Il resto di chi era impiegato in serra, era prelevato ogni mattina dai titolari, senza intermediazione. I due fratelli, hanno ammesso le loro colpe, dicendo però di non essere diversi dalla concorrenza. I medici dell’ASP, chiamati dagli agenti, hanno accertato l’inidoneità dei locali. Già nel 2015 c’era stato un sopralluogo in questa azienda, evidenziando le stesse carenze riscontrate oggi a dimostrazione di come nulla sia stato fatto per ovviare: operai senza scarpe da lavoro, scalzi o in ciabatte, senza magliette, con normali pantaloni e senza l’abbigliamento adeguato alla loro mansione. Inesistenti gli impianti antincendio nelle serre e nelle casei. Gli operai, hanno raccontato che erano i due Busacca ad andare a prenderli a casa, impartirgli gli ordini, organizzare il lavoro e a pagarli. Almeno 8 ore al giorno per una paga di 25 euro, corrisposti ogni sabato in contanti; niente ferie –c’era chi, fra loro, non sapeva neppure cosa fossero– e nessun corso sulla sicurezza o una visita medica. Il timore di essere licenziati, gli impediva anche l’azzardo di chiedere un aumento ed erano spaventati all’idea che il loro lavoro non paicesse ai datori o all’addetto al loro controllo. I due fratelli Busacca, sono stati arrestati per aver reclutato manodopera, in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno. Ai titolari, adesso ai domiciliari, verranno notificate le violazioni dall’Ispettorato del Lavoro e saranno sospese le attività per le numerosissime violazioni riscontrate

 

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