Le tre vie d’uscita del governatore Rosario Crocetta

Crocetta ha lanciato ieri un messaggio ben chiaro: “Io azzero la giunta e la rifaccio secondo le indicazioni degli alleati”

PALERMO – (di Salvatore Cannata)  24/36 ore. Tante ne vuole Crocetta per decidere. Nel frattempo, si sentirà con Gianpiero D’Alia, il presidente nazionale dell’UdC e, forse, si vedrà con il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti. Sempre ammesso che questi, oggi, riceva il ‘via libera’ dal Nazareno per trattare. Crocetta, sicuramente, non si vedrà con Davide Faraone e con tutti i ‘renziani’ di Sicilia; quelli, insomma, che lo vogliono ‘far fuori’ ed andare a votare la prossima primavera. A Faraone e agli altri, Crocetta ha lanciato ieri un messaggio ben chiaro: io azzero la giunta e la rifaccio secondo le indicazioni degli alleati; per cui, o mi date dei nomi e siete dentro cominciando a lavorare e a stare zitti oppure siete fuori. Questo, più o meno, il pensiero del governatore nell’annunciare che vuole azzerare la giunta e rifarne una nuova. Che non è detto che non abbia anche qualcuno degli attuali ma che certamente sarà redatta sulla scorta di indicazioni degli alleati di governo. Una via questa; l’altra invece, è quella che oggi farebbe contenti i ‘renziani’ ed il Movimento 5 Stelle: tutti a casa ed elezioni a primavera. Una possibilità tutt’altro che remota e che, certamente, non è condivisa a Sala d’Ercole dove lo scranno piace e rinunciarci in nome e per conto delle irrisolte emergenze della Sicilia, appare un po’ troppo. Mentre tarda a formarsi il ‘partito dei sindaci’ con l’ANCI spaccata in due tronconi tra chi accetta Crocetta e chi invece, come Leoluca Orlando, ne dice peste e corna ad ogni piè sospinto, c’è un partito trasversale degli onorevoli regionali, che non ne vuole sentire di mollare la poltrona ed andare a votare. Il partito di vero sostegno a Crocetta. Ma nelle ultime ore, è venuta fuori anche una terza via, la più difficile da praticare ma non impossibile. Ovvero quella che Crocetta saluti il Pd, prenda i voti da quei deputati che vogliono restare a Palermo sino all’autunno del 2017 e faccia come fece Lombardo con Il PdL: un ben ribaltone che dura sino a quando dura. Questo il quadro. Le prossime, saranno le ore decisive

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