Quattromila imprese in Sicilia a rischio usura

RAGUSA (di Elisa Montagno) – Sono circa quattromila le imprese a rischio usura nell’intera Sicilia. E’ quanto emerge dai dati diffusi a Roma dal direttore dell’Ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella, nel presentare un’analisi sugli effetti dell’usura al tempo del Covid per le imprese e la percezione che le stesse imprese hanno del fenomeno. “Rispetto al 2019 – è stato spiegato da Bella – è più che raddoppiata la quota di imprenditori che ritiene aumentato il problema (27% contro il 12,7%)”.

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Modica: donne d’affari, ai domiciliari tre usuraie

MODICA – Usura aggravata, illecita attività di intermediazione finanziaria, minaccia aggravata. Di queste accuse devono rispondere Eleonora Brafa, 40 anni, sua madre Gianna Imbergamo, 62 anni e Maria Concetta Neri, 62 anni. Per questo il Tribunale di Ragusa, su richiesta del pubblico Ministero Valentina Botti, ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari; l’operazione, condotta dai carabinieri di Modica, e denominata “Donne D’Affari”, ha preso il via dal suicidio, nel giugno del 2016, del direttore delle poste di Scicli Guglielmo Delibera, che fu trovato impiccato nella sua casa di Marina di Modica e che, come hanno dimostrato i tabulati telefonici, era in contatto con una delle tre donne arrestate: Maria Concetta Neri, sciclitana, nota, come emerso dai testimoni, per le attività poche lecite che praticava. La Neri, insieme alla Brafa e alla Imbergamo, sfruttando lo stato di bisogno di persone in disastrose condizioni economiche, prestavano somme pretendendo un tasso di interesse oscillanti dal 20% sino ad arrivare al 60%. Usura diretta, ma anche intermediazione: le tre donne, infatti, facevano da tramite con banche e finanziarie per far concedere prestiti alle vittime che, in nessun caso mai, se non con la connivenza di dipendenti, avrebbero ottenuto. Al vaglio degli inquirenti è anche la posizione di 4/5 persone che avallavano i loschi affari delle usuraie; non è escluso che siano state queste stesse persone ad indicare alle tre donne le “potenziali vittime”. Le perquisizioni fatte nel corso delle indagini hanno permesso di sequestrare copiosa documentazione (assegni, cambiali, copie di contratti di prestiti, ricevute di pagamento ecc.), che ha fornito ulteriore prove dei reati contestati alle tre usuraie. Il volume d’affari ammontava a  circa 100.000 euro.

 

 

 

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Giro di usura gestito dalla madre del boss, ordinanza per quattro

Un’ordinanza cautelare per quattro persone è stata eseguita dalla polizia di Catania nell’ambito di indagini su un presunto “vorticoso giro di prestiti ad usura, gestito dalla madre di un boss dell’organizzazione Cappello-Bonaccorsi, alla quale le vittime si rivolgevano per ottenere somme di denaro”. Il provvedimento, eseguito dalla squadra mobile della Questura, è stato emesso dal Gip su richiesta della locale Procura Distrettuale ed ipotizza, a vario titolo, il reato di usura e tentata estorsione con l’aggravante dell’appartenenza all’associazione mafiosa e di avere vessato soggetti che versavano in stato di bisogno. I particolari dell’operazione saranno resi noti durante un incontro con i giornalisti che si terrà alle 10.15 nella sala stampa della Procura di Catania.

L’ordinanza di custodia in carcere è stata emessa per Concetta Salici, 62 anni, Gaetano Bellia, 34 anni, già detenuto, Giovanni Salici, 52 anni; per Emanuela Valentina Aquilino, 29 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari. Sono accusati, a vario titolo, di usura e tentata estorsione, con l’ aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi e di avere commesso il reato nei confronti di soggetti che erano in stato di bisogno. Le indagini dell’operazione “Black tie” sono cominciate nell’ottobre del 2015, su delega della Dda di Catania, nei confronti dei fratelli Gaetano ed Attilio Bellia, esponenti del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi, entrambi arrestati il 24 novembre 2015 nell’ambito della nota operazione “Revenge 5″. Nell’inchiesta era emerso un giro vorticoso di denaro tra i Bellia e la madre Concetta Salici, e quindi un vasto giro di prestiti ad usura, gestito da Salici, la quale – dicono gli investigatori, avvalendosi del carisma delinquenziale dei figli coordinava l’attività con la collaborazione del figlio, Gaetano, della sua convivente Aquilino e del fratello Giovanni Salici. I soldi prestati dovevano essere restituiti con interessi sino al 30% mensile. Sebbene le intercettazioni abbiano fatto emergere numerosi episodi di usura – dice la Polizia – nella misura cautelare ne sono contestati solamente tre, perchè alcune vittime hanno negato la pressione usuraia. Sette presunte vittime sono quindi indagateper favoreggiamento personale. Alla Salici, quale istigatrice, ed al figlio Gaetano, quale esecutore materiale, è contestato una tentativo di estorsione, poiché, in concorso tra loro, per incassare le somme pretese, ”compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere una vittima di usura a versare il danaro richiesto”.

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